La politica pugliese trema. A scuoterla dalle fondamenta sono alcuni “corvi”. Non parliamo di un rivelatore anonimo qualunque, ma di uno che conosce bene il sistema di gestione degli incarichi, soprattutto in materia sanitaria. La nostra inchiesta sulla telecardiologia ha convinto qualcuno a vuotare il sacco. Tanta roba e una dovizia assoluta di nomi, cognomi, parentele e circostanze che coinvolgono in maniera trasversale alcuni personaggi particolarmente influenti, non solo del mondo politico. Non ci siamo solo noi tra i destinatari di chi scrive dalla “SD Mobilità” c.o G.P. in via Gentile 52″, l’indirizzo della nuova sede della Regione Puglia. Così c’è scritto. Le iniziali sono quelle di un nome e un cognome. Secondo alcune indiscrezioni, la missiva sarebbe già arrivata su alcune scrivanie di uomini importanti e a livello nazionale sarebbero stati già avviati alcuni approfondimenti. Siamo a Natale, ma l’aria è quella delle pulizie di primavera.

LA DENUNCIA – I temi affrontati nella lettera sono tanti e tutti particolarmente gravi. Iniziamo da quello che ha subito trovato un primo riscontro. Nella lettera il corvo scrive: “Al vertice c’erano i direttori di area (ora dipartimento), poi venivano i dirigenti di servizio (ora dirigenti di sezione di dipartimento) e, infine, i dirigenti d’ufficio che ora sono dirigenti di servizio. Attenti a non fare confusione). C’è una scala di importanza ai cui gradini si corrisponde una diversa retribuzione che è solo una parte di quello che viene indicato sul sito ufficiale della Regione (alla faccia della trasparenza). Ci sono, poi, i dirigenti di struttura di progetto, con finalità di studio che presiedono all’attuazione di macro obiettivi trasversali alle aree o di grandi progetti. In pratica, i dirigenti di struttura di progetto, percepiscono l’indennità di un dirigente di secondo livello (ora dirigenti di sezione di dipartimento), istituiti senza passare per la Giunta, ma semplicemente con provvedimento del direttore di area e con la complicità del direttore dell’area organizzazione e riforma dell’amministrazione. Chiaro il trucco?

Per chi, come i nostri corvi, conosce bene i meccanismi che portano alla costituzione di uffici il cui capo è impropriamente anche capo di sé stesso, probabilmente è tutto chiaro. Per i meno avvezzi, invece, lo è un po’ meno. I corvi inviano anche un atti dirigenziale e una deliberazione di giunta, che alleghiamo (allegato 1), proprio per spiegare come stanno le cose. Un meccanismo spreca soldi e quindi particolarmente odioso, soprattutto in tempi di vacche magre, piani di rientro, spending review e per di più con il fantasma dell’esercizio provvisorio.

I PROVVEDIMENTI ALLEGATI – Il primo è un atto dirigenziale del 27 ottobre 2015 n. 297, firmato dal dirigente della sezione di dipartimento, Giovanni Campobasso. Viene fatto un bando per il conferimento di una posizione di Alta professionalità (posizione organizzativa), riservata ai dipendenti in comando. La dipendente a tempo indeterminato dell’AReS Puglia, Isa Fornelli, viene mandata in comando presso la Regioen Puglia, Area Politiche per la Promozione della Salute, delle Persone e delle Pari Opportunità. Di fatto, però, va a fare la segretaria, pur avendo un curriculum eccellente. La domanda è: si può fare? Attenzione, il bando non è stato pubblicato sulla intranet dei dipendenti, i quali non leggono i provvedimenti dei dirigenti. Un’osservazione è d’obbligo: se la figura ha posizione organizzativa di Alta professionalità, vorrà dire che la Fornelli ha i requisiti e il curriculum vitae di un dirigente, per cui sarebbe corretto pubblicare il bando sulla intanet dei dirigenti. In questo caso, però, i requisiti sono molto più bassi. Quindi il bando dovrebbe essere pubblicato sulla intranet dei dipendenti (dove non c’è). Una bella anomalia.

L’altro caso, invece, riguarda Vito Carbone, un funzionario della Asl di Bari, con comando. Sarebbe entrato in Regione nel 2011, in pieno Piano di rientro e a lui sarebbe attribuita una posizione organizativa non compatibile con il comando. Prenderebbe una cifra vicina ai 18.500 euro e in più gestirebbe il settore Accordi Contrattuali con le strutture accreditate. Attenzione: la Corte dei Conti ha ribadito più volte che comando vuol dire assunzione, per cui con il Piano di rientro non solo non sarebbe consentita, ma dovrebbe essere anche sanzionata.

IL DDL DELLA VERGOGNA – Evidentemente sospettosa, la politica ha cercato di correre ai ripari, procedendo al di sopra della legge ordinaria dello Stato, con l’approvazione sotto l’albero di Natale, poi saltata, del DDL 128/2015: “Norma in materia di organizzazione e funzionamento delle segreterie particolari dei presidenti della giunta regionale, del consiglio regionale, del vicepresidente della giunta regionale e degli assessori”. Un altro tassello, questa volta ufficiale, di come si stia cercando di rendere apparentemente normale, ciò che non lo è neppure lontanamente. Il DDL sarebbe dovuto essere discusso e apparovato nel Consiglio regionale di ieri. Qualcuno del PD avrebbe fatto persino pressing sui consiglieri di altri schieramenti politici, per evitare che potessero mettersi di traverso. Poi, evidentemente ritenuto scandaloso e quindi bocciato persino nei corridoi di via Capruzzi, la discussione del DDL è stata rimandata. Meglio così. Parliamo di un atto amministrativo di “Maia”, il sistema che ha sostituito la vecchia “Gaia” e che attribuisce poteri decisionli ai dirigenti.

I COSTI – Il disegno di legge comporta una variazione di bilancio, come si può leggere nell’assurda relazione che lo accompagna: “Relativi oneri trovano copertura nei corrispondenti capitoli di spesa del bialncio regionale”. Mentre da un lato il presidente Emiliano pare stia elemosinando l’approvazione unanime dell’esercizio provvisorio, perché in caso contrario rischia il commissariamento da parte del Governo; dall’altro si discute questo aborto, che costerebbe un bel po’ di soldini alle casse regionali, quindi a tutti noi.

LA RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO – Nella relazione di accompagnamento al Disegno di legge, nell’introduzione si fa riferimento all’evoluzione del quadro normativo della originaria legge regionale del 25 marzo 174 n. 18 (nella fattispecie art. 9, 21. 23). Sull’ordinamento degli uffici e stato giuridico e trattamento economico del personale della Regione, che fa riferimento alla fase istitutiva delle Regioni sino al testo unico TU 165 del 2001, passando per la legge regionale 4 febbraio 1994 n.7, tesa a disciplinare le segreterie particolari del Presidente, dei vicepresidenti del Consiglio, dei segretari e dei presidenti delle commissioni consiliari e del Comitato del piano.

LA GIUSTIFICAZIONE – Il movente ufficiale della proposta è il solito giro di parole, che tira in ballo il cambiamento della governance allargata della cosa pubblica a fronte della normativa vigente, che: “Nel definire i dipendenti da assegnare alle segretierie particolari, limita la possibilità di scelta al solo personale regionale”. 

L’OBIETTIVO – In sostanza, si sta cercando di trasformare completamente il sistema di reclutamento del personale della Regione Puglia nei settori centrali, quelli in cui si prendono le decisioni. Uno schiaffo sonoro alle regole. In particolare, si prevede la possibilità, anche per i responsabili delle segreterie, qualora ne ricorrano le condizioni, di riconoscere istituti giuridico economici come il conferimento dell’Alta professionalità (art. 10 ccnl 22.01.2004). Un escamotage da premio Nobel. Tradotto, significa fare un po’ come si vuole, lasciando alla politica la discezionalità di assegnare l’incarico di Alta professionalità agli amici architetti, avvocati, ingegneri e via dicendo. “La scelta dei dipendenti da assegnare alle singole strutture – si legge nel DDL – spetta al titolare dell’organo politico cui ciascuno di esse afferisce”.

L’ARTICOLO 2 – Un aspetto particolarmente interessante è rappresentato dall’articolo 2, quello in cui si usa il termine “distacco”, dando spazio al primo inganno terminologico. Il distacco dei lavoratori, infatti, è un istituto che disciplina il rapporto alle dipendenze dei datori di lavoro privati, non della pubblica amministrazione. Nel settore pubblico, invece, il corretto riferimeto è il “comando”. La nozione di comando disciplinata dall’articolo 56 del TU n. 3/1957 (comando presso altra amministrazione) recita testualmente: “L’impiegato può essere comandato a prestare servizio presso altra amministrazione statale o presso enti pubblici, escluso quelli sottoposti alla vigilanza dell’amministrazione cui l’impiegatio stesso appartiene. Il comando è disposto, per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute esigenze di servizio o quando sia richiesta una speciale competenza. Al comando si provvede con decreto dei ministri competenti di concerto con il ministro del tesoro sentiti l’impiegato e il consiglio di amministrazione”. Per l’impiegato con qualifica non inferiore a direttore generale, inoltre, si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, su proposta dei ministri competenti, di concerto con quello per il tesoro. Tradotto a livello regionale suona così: si provvede con decreto del Presidente della Regione, sentita la Giunta, su proposta dell’assessore coompetente, di concerto con quello al Bilancio.

In tutta questa giostra è vietata l’assegnazione anche temporanea di impiegati ad uffici diversi da quelli per i quali sono istituiti ruoli cui essi appartengono. Ne discende che un soggetto, quindi un funzionario, che ha un ruolo in una pubbblica amministrazione, presta temporaneamente servizio presso altra amministrazione, che sia un ufficio o un ente diverso da quello di appartenenza. Il comando è caratterizzato dalla temporaneità dell’assegnazione e per specifiche motivazioni. L’amministrazione ne deve fare ricosto in via eccezionale e a fronte di specifiche esigenze, giustificandone l’adozione. Evidentemente per questo molte delle persone coinvolte nello scandalo della telecardiologia, pur sapendo esattamente che ciò che scriviamo è la sacrosanta verità, evita di fare l’unica cosa che andrebbe fatta: denunciare. La riforma del pubblico impiego degli anni ’90 non privatizza nè contrattualizza questi aspetti del rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione.

LE CONCLUSIONI – Perché la Regione Puglia, pubblica amministrazione con un presidente che è anche un ex magistrato, deve usare impropriamente i termini e confondere gli istituti giuridici? In pratica, se c’è il comando si ha pochissimo potere di azione e solo per specifiche esigenze. Come annunciato dai corvi, appare evidente che con questo DDL si stia cercando di sanare Gaia, passando per Maia, attraverso l’approvazione in Consiglio regionale di quelle situazioni che sono già icardinate presso alcuni uffici e che se scoperte, potrebbero essere sucettibili di conseguenze a tutti i livelli. Una norma ambigua proprio sulle “Alte professionalità” e sulle competenze oggettive e i requisiti che queste figure devono possedere. Al momento le amministrazioni, e precisamente alcune sezioni di dipartimento, procedono con bandi, l’ultimo è del mese di ottobre, che però di pubblico, hanno ben poco perché non sono pubblicati sulle intranet dei dipendenti che potrebbero partecipare, e che, quindi, passano inosservati.

Insomma, scavando e cercando si scoprono situazioni misteriose sulle figure con incarichi di Alta professionalità, guarda caso spesso nel settore della Sanità dove, sempre misteriosamente, nel 2011, in pieno piano di rientro sono state attribuite posizioni organizzative, con aumenti di stipendio a funzionari che non avrebbero i requisiti. Ma il piano di rientro e il successivo piano operativo non prevedono dei blocchi proprio per evitare l’aggravio della spesa della Sanità? Chissà cosa ne pensa la Corte dei Conti.

 

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