Se denunci ciò che non va, se ledi l’immagine dell’azienda consegnando alla a terzi lettere, dati e altro materiale interno puoi essere licenziato in tronco. In realtà, il messaggio mandato in ogni dove dal direttore generale della Asl di Bari, Vito Montanaro, è più articolato e fa riferimento a una serie di leggi, violate le quali si può icappare nella tirata d’orecchi, ma anche in denunce penali e persino nel licenziamento in tronco (messaggio che ovviamente potere leggere in basso al pezzo).

La missiva, rimasta a lungo appesa dovunque ci fosse il logo della Asl di Bari, non è stata inviata in un periodo qualunque. Siamo nel pieno della lotta avviata dai medici e sindacalisti in catene Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi. Di cose che non vanno alla Asl di Bari, una delle più grandi d’Italia, ce ne sono a bizzeffe e non smettiamo di denunciarle con o senza documenti riservati. Negligenze, decisioni inconcepibili, sprechi, mancanze e nefandezze varie se ne potrebbero documentare più volte al giorno, come l’aspirina e senza contro indicazioni particolari, se non l’ulcera perforante per chi pensa di gestire la sanità a proprio uso e consumo.

Il documento spaventa, inquieta, perché mette con le spalle al muro. Un po’ come ciò che sta succedendo con la nostra inchiesta sulla telecardiologia e ciò che si nasconde nei meandri del progetto Helis. Se, però, il documento viene consegnato a chi esalta quel che di buono si riesce a fare (grazie a Dio), in quel caso niente procedimento discplinare, denunce o licenziamenti.

E allora scoppia il caso di coscienza: se sono entrato in possesso di documenti importanti, se conosco fatti e cricostanze che possono risolvere un problema o salvare una vita, ma ledono l’immagine dell’azienda e di qualche dirigente, che faccio? Il clima di caccia alle streghe è evidente ed è esploso proprio in concomitanza con il clamore mediatico sollevato dai procedimenti disciplinari a carico dei due medici e di altri colleghi che temono – pur essendo dalla parte della ragione – di raccontare la propria storia. Poi ci sono altri procedimenti finiti nelle sabbie mobili del dimenticatoio, come quello a carico del dottor Ranaldi, in servizio nella Rianimazione dell’ospedale della Murgia, che sulla sua pagina Facebook denunciava il gravissimo utilizzo ai ricoveri impropri nel suo reparto. Che fine ha fatto?

Intanto Papappicco e la censurata Mangiatordi hanno chiesto l’accesso agli atti: un bollettino di 5 euro e un altro di 10 centesimi per una singola copia (ovviamente oltre la tassa postale). Assurdo nell’assurdo. Il silenzio di questi lunghi giorni – spiegano i medici – non è una resa. Un momento di concentrazione per raccogliere documenti e testimonianze in grado di smontare punto per punto le accuse mosse nei loro confronti a seguito dei primi soccorsi a Domenico Martimucci, il 26enne morto dopo alcuni mesi dall’attentato alla sala Green Table di Altamura la notte tra il 4 e il 5 marzo scosi.

Noi, che quelle carte le abbiamo lette e al momento giusto, come sempre, ve faremo vedere, riteniamo che ci siano battaglie da combattere per il bene di tutti. I messaggi privati che riceviamo tutti i giorni da medici, infermieri, soccorritori, stanchi di dover essere lo sfogatoio degli utenti delusi, ci fanno pensare che migliorare le cose storte valga più della lesa maestà della Asl di Bari.

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