L’esposto in Procura del coordinatore del 118 tarantino Mario Balzanelli, al quale nonostante il verbale che sancisce l’inefficacia del sistema Helis, sono stati tolti i vecchi ed efficienti apparecchi boicottati, non è più il solo. Qualche giorno fa è arrivata anche la prima denuncia “nei confronti di persone da identificare” presentata da un paziente, per la precisione la nipote di una ultra novantenne barese. L’episodio incriminato è successo nel cuore della notte. I parenti di una donna cardiopatica e con evidente difficoltà respiratoria chiamano il 118. Stando a quanto si legge nella denuncia, pare che il medico intervenuto sul posto abbia detto che il tablet non funzionasse. Sempre secondo la riscostruzione dei parenti, sembrerebbe che il medico, dopo aver tentato invano di parlare con la centrale di telecardiologia del Policlinico, abbia deciso di ospedalizzare la paziente per l’esecuzione dell’elettrocardiogramma in pronto soccorso. La nipote della donna, però, prendendosi la responsabilità della decisione, non autorizza lo spostamento. Una condizione intollerabile perché, come scritto nella denuncia: “Mia zia ha corso il rischio di perdere la vita” e per questo la querelante chiede: “La punizione secondo la normativa vigente dei responsabili dei fatti su rappresentati che, se reiterati, potrebbero causare grave nocumento alla salute pubblica”.

Come prevedibile, lo scandalo della telecardiologia rischia di esplodere sulla testa dei pugliesi, costretti a questo scempio per una ritorsione (come dimostreremo). Ecco i primi danni: refertazioni errate, apparecchi che continuano a bloccarsi (ci vogliono anche 4 giorni per ripararli e la postazione rimane senza telecardiologia, costringendo gli operatori del 118 a ospedalizzare i pazienti con i soldi di tutti) e questa benedetta assenza di connettività.

Il caos regna sovrano. Secondo alcune indiscrezioni gli specialisti impegnati nella centrale operativa, alcuni dei quali inesperti ed “arruolati” all’ultimo momento per colmare i turni di ottobre ancora scoperti, hanno difficoltà ad interpretare gli elettrocardiogrammi che arrivano sul loro computer perché, incredibilmente, sembra che ne abbiano uno solo per svolgere il lavoro dell’intero territorio pugliese. Probabilmente uno dei motivi degli ormai arcinoti ritardi nel ricevere il referto. Ammesso, poi, che alla centrale di telecardiologia sia arrivato il tracciato non c’è alcuna possibilità di capire da una parte o dall’altra se il dato è stato trasmesso o meno. Tuttavia, pensandoci bene, il cardiologo della centrale operativa potrebbe chiamare tutte le postazioni una alla volta (perché hanno anche un solo telefono dedicato all’assistenza tecnica) per sapere se hanno spedito un tracciato. Noi scherziamo, ma il tempo passa, le postazioni attendono anche fino 40 minuti ed i pazienti continuano a rischiare.

Due sere fa, un’altra postazione di Bari, ha eseguito un elettrocardiogramma alle 23.35 e, dopo un paio di ripetizioni non andate a buon fine, tra i consueti problemi di trasmissione e gli artefatti di registrazione, all’1.10 viene deciso di ospedalizzare il paziente. Purtroppo il paziente aveva un infarto.

Stando ad alcune indiscrezioni alcuni giorni fa il dottor Daniele Amoruso avrebbe denunciato il furto del suo computer dal Policlinico. Una casualità davvero molto interessante. Secondo quanto ci risulta, sempre alcuni giorni fa, pare che lo stesso Daniele Amoruso, che continua a mantenere il suo posto nonostante il conflitto di interessi, sia stato per ben tre ore negli uffici della Aliser (l’azienda entrata di propotenza nella nostra inchiesta giornalistica per aver vinto in maniera assolutamente dubbia la gara per la fornitura degli elettrocardiografi). Evidentemente Amoruso è davvero superblindato come ha detto di essere. Chi lo blindererebbe e per quale motivo? Amoruso, in una conversazione che vi abbiamo pure fatto ascoltare, aveva detto anche che: “due o tre giorni e poi si sistema tutto”. Ciò che probabilmente non aveva previsto è che le notizie potessero uscire una dietro l’altra, soprattutto per l’ineficcienza del sistema architettato alla carlona, senza neppure fare attenzione a coprire tracce e far sparire documenti.

Ci sono poi altri aspetti che non vanno sottovalutati: i “falsi” infarti di questi primi giorni di attività. È stato facile per il dottor Dattoli asserire che la prima notte di lavoro i suoi specialisti (dobbiamo ancora capire quanti ce ne sono per turno, perché se ce ne sta più di uno, con un solo computer l’altro non serve, se ce ne sono due per turno, a 100 euro l’ora i conti potrebbero non tornare più) hanno diagnosticato ben 6 infarti acuti del miocardio. Il fatto che siano stati diagnosticati non sinifica che poi siano risultati davvero degli infarti. E allora i falsi positivi o peggio ancora i falsi negativi si sprecano.

Ecco l’ennesimo scandalo che sta per materializzarsi. Lo sapete che per ogni infarto diagnosticato si mette in moto una complessa macchina dei soccorsi e l’attivazione di intere équipe mediche formate da almeno un medico emodinamista, un medico anestesista, un medico rianimatore e due infermieri? Lo sapete quanto costano per le casse regionali queste professionalità, soprattutto se in reperibilità? Pazienti accompagnati in ambulanza in ospedale da operatori timorosi di sbagliare. E, invece, tutti quei pazienti con diagnosi “normale”, quindi falso negativo per infarto acuto del miocardio, lasciati a casa?

Fino all’entrata in vigore del nuovo sistema la responsabilità del referto diagnostico comunicato in tempo reale e nell’ambito di una banale telefonata di tipo analogico, era tutta del cardiologo refertante della struttura privata. Oggi, al contrario, la responsabilità è tutta del medico dell’ambulanza che, in assenza di connettività, deve saper interpretare il tracciato elettrocardiografico dell’autorefertazione del tablet oppure  interpretare l’elettrocardiogramma eseguibile con il multiparametrico in dotazione nell’ambulanza del 118, oppure trasportare direttamente il paziente in ospedale. In quest’ultimo caso andando ad affollare i pronto soccorsi degli ospedali, come abbiamo predetto all’inizio di questa storiaccia. E la gente ci rimette, in un modo o in un altro, con il rischio della vita o comunque con lo spreco di denaro pubblico.

Ma cosa stanno facendo gli Ordini dei medici e la FIMMG? Purtroppo, nostro malgrado, registriamo un atteggiamento non condivisibile. Si scende in piazza per avere qualche euro in più in busta paga, ma non quando c’è da rivendicare la garazia di cure adeguate per tutti o se c’è da schierarsi accanto ai colleghi Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi, costretti a incatenarsi, ad andare in Tribunale e a chissà che altro ancora per dimostrare di essere anche loro oggetto di una macchinazione.

Chiudiamo questa puntata della nostra inchiesta con le domande che, purtroppo, continuiamo a porci solo noi. Un modo per alimentare la riflessione dei lettori assidui di questa storia, a quelli ai quali piace leggere i documenti e non ascoltare solo le chiacchiere. Non è assurdo che, nonostante la delibera 585/14 preveda l’impiego di risorse umane del solo Policlinico di Bari, lo stesso ente stia stipulando convenzioni con diverse ASL, compresa quella di Lecce (165 Km da Bari), per poter coprire i turni nella centrale di telecardiologia? A proposito di questo, i cardiologi che non sono dipendenti del Policlinico, ma comunque vengono impiegati nella centrale di refertazione, possibile che lavorino ancora senza un contratto? Ma i sindacati cosa stanno facendo? Temono qualcosa o qualcuno? Nonostante le dichiarazioni, le firme apocrife, le falsità dimostrate e tutto lo schifo pubblicato sinora Dattoli e Amoruso, entrambi dipendenti pubblici, non hanno ancora subito un procedimento disciplinare. Non è forse la cosa più strana questa?

Presidente Emiliano, abbaimo notato che è particolarmente sensibile ai problemi ambientali e ai danni procurati dalla xylella fastidiosa, non meno fastidiosa di quanto abbiamo scoperto. La vita di un albero vale quella di una persona? A nostro avviso sì. Intervenga con la stessa determinazione, come le è stato suggerito anche da alcuni parlamentari della Repubblica Italiana, seriamente preoccupati.

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