“Ed in ogni caso, nel pubblico, tu sai bene, uno può decidere di spendere di più, di farlo funzionare un po’ meno bene, ma lo fa funzionare… Sbaglierà una volta, che una volta non andranno a fare il soccorso… vabbè, succederà casino sui giornali poi, però, si corregge, no? Non è quello il problema. No, non è quello. Sì, una volta ci sarà. Noi sai quante volte andiamo sui giornali come Policlinico? Gli strumenti sono tutti attivati, lui può fare quello che vuole lettere e denunce. Sono superblindato. Io sarei il primo … non a lavorare, ma per il gusto di farla … cioè farei la telecardiologia pubblica….l’attiverei io stesso nel Policlinico, ma scherzi? Me lo farebbero fare in un attimo”.

Quelli che riportiamo sono solo alcuni degli sconcertanti passaggi di una conversazione a margine di un convegno pubblico. Uno dei motivi più gravi per cui è nesessario, senza tentennamenti, sospendere l’avvio del sistema di telecardiologia pubblica barese, che dovrebbe partire alla mezzanotte di oggi. A parlare è Daniele Amoruso, medico e capo ufficio stampa del Policlinico di Bari, ma soprattutto delegato per la telemedicina dello stesso Policlinico, con incarico affidatogli direttamente dal direttore generale dell’azienda ospedaliera, Vitangelo Dattoli. Daniele Amoruso è anche il noto conduttore del programma televisivo Doctor, in onda su Telenorba, oltre che moderatore di innumerevoli convegni nel settore medico e di quello specifico di “sua” competenza.

Doctor S.r.l. come l’azienda di cui detiene il 90% delle quote (il resto è di proprietà della moglie Maria Porcelli, anch’essa dipendente pubblico presso l’univeristà di Bari e amministratore unico della società per ben 8 anni). Doctor S.r.l., come si evince da una “banale” visura camerale, tra gli oggetti sociali ha anche il “commercio, all’ingrosso e al dettaglio, l’importazione e l’esportazione, di macchine ed attrezzature elettroniche ed elettromedicali, nonché di sistemi informatici; in particolare la commercializzazione e relativa manutenzione di sistemi di monitoraggio a distanza, in tempo reale, delle varie branche gestibili con la telemedicina (telecardiologia, telediabetologia, telespirometria, ecc.), nonché la gestione e/o l’esercizio diretto o indiretto di detto servizio”. Da 14 anni il palese conflitto di interessi del dottor Amoruso viene sistematicamente ignorato dai vertici della sanità pugliese e da chi, pur essendo perfettamente a conoscenza di questo scempio, gli dà credito all’interno del Policlinico.

Stiamo sostenendo fin dal principio che il nuovo sistema pubblico di telecardiologia, testato senza successo dal personale del 118 in queste settimane, gestito dalla piattaforma informatica HELIS, ad oggi ancora un “prototipo” privo della certificazione del Ministero della Salute, dev’essere immediatamente sospeso. Adesso vanno delineandosi meglio i connotati di una macchinazione inquietante e chi ha reali interessi al cambio di rotta tra privato e pubblico. Si capisce anche meglio perché ci si stia accanendo – finora in maniera inspiegabile – contro la Cardio on line Europe la società che, con oltre 12mila interventi al mese, gestisce oggi il servizio per un milione e 800mila euro l’anno. Cifra certamente più economica di quanto costerebbe la gestione della telecardiologia al servizio pubblico (E anche questo ve lo dimostreremo).

La Cardio on Line Europe è considerata ancora oggi leader europeo nel campo della telecardiologia d’emergenza, avendo salvato in questi anni migliaia e migliaia di vite. Lo ha ribadito in più occasioni anche l’ex Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Presidente chiamato in causa da Amoruso nella sua conversazione. “Lo sa l’assessore – dice Amoruso – vado da Vendola, se vado da Vendola a dirgli guarda che c’è questa cosa, Vendola in un attimo dice ora la telecardiologia è pubblica. Dà l’incarico alla Cardiologia del Policlinico di farlo o al 118 di farlo e Cardio on Line ha un anno di vita, sei mesi di vita”.

Le dichiarazioni del dottor Amoruso sono scioccanti, non solo perché ammette la maggiore inefficacia del sistema che sta per partire, ma per la spregiudicatezza generale in cui si afferma candidamente che nel pubblico si possa spendere di più e fare le cose un po’ meno bene, anche se qualcuno possa rimetterci la pelle. In fondo si tratterebbe solo di un incidente di percorso, a cui si può rimediare. Siamo stati combattuti sull’opportunità di pubblicare la conversazione che potete ascoltare nel video che supporta l’articolo, ma l’interesse pubblico è prevalente in questa storia. L’arricchimento e la reputazione di poche persone non dovrebbero mai essere più importanti della vita umana, anche di una sola vita. Evidentemente al Policlinico, a pochi mesi dalla storiaccia del mancato trapianto di fegato alla signora Giovanna, poi morta per alcune complicazioni agli Ospedali Riuniti di Ancona, la pensano diversamente.

Nella banale visura camerale – sempre che qualcuno si prenda la briga di farla la visura, andando sul sito www.registroimprese.it – emergono cose davvero molto interessanti, per esempio che la società Doctor S.r.l, ha sede in Bari, in via Mameli, allo stesso domicilio del dottor Amoruso, con un capitale sociale di 10mila euro, nessun dipendente, ma due autovetture niente male utilizzate dal dottore: una Jaguar e una Mercedes. L’azienda ha svariati interessi, tra i quali spiccano l’impegno nella telemedicina, con “particolare attenzione” – manco a dirlo – per la telecardiologia e la telediabetologia. Altri affari riguardano la gestione di poliambulatori, l’assistenza domiciliare tramite cooperative sociali sue socie e “finanziamenti pubblici” con triangolazioni fra Regione Puglia, aziende private e Policlinico di Bari. La Doctor S.r.l., insomma, produce da 14 anni fatturato e ogni attività ad essa riferibile personalmente al dottor Amoruso, come si può facilmente evincere dalla documentazione societaria, da cui emergono inoltre attività riconducibili alle sole capacità tecniche del professionista pubblico con moltissimi interessi privati. Emblematica la circostanza dell’assoluta mancanza di dipendenti in tutti questi anni.

Il nostro approfondimento è durato mesi, perché abbiamo dovuto scavare a fondo, in modo da rendere noti anche i collegamenti dell’azienda del dottor Amoruso. Si tratta di approfondimenti fatti sempre attraverso documenti e atti ufficiali. La Doctor S.r.l. è inserita in un contratto di rete dove è presente il Consorzio Meridia, presieduto da Gianfranco Visicchio. Un contratto di rete che “promuove – indovinate cosa? – L’innovazione e l’implementazione dei servizi di teleassistenza, telemedicina e di diagnostica a domicilio, dei poliambulatori e servizi di cura e analisi, nonché servizi di assistenza domiciliare di tipo sanitario e sociale in genere”. Siamo solo all’inizio.

Nel comitato di gestione del contratto di rete il dottor Daniele Amoruso è anche vice presidente (riteniamo autorizzato dal Policlinico) e indovinate chi è il Presidente del Comitato di Gestione? Sempre Gianfranco Visicchio del Consorzio Meridia, ormai figura stabile al fianco di Amoruso in tutte le attività.
La Doctor S.r.l. è inoltre socio nella RISP Benessere S.r.l., creata per la gestione di poliambulatori e servizi di telemedicina, il cui amministratore è Luigi Campanale, che a sua volta fa parte del comitato di gestione del contratto di rete fra Doctor S.r.l. e altre società, fra cui proprio il Consorzio Meridia.

Il primo ambulatorio della Srl Risp Benessere denominato PUGLIA SALUTE, “battezzato” al suo esordio nella sala della Provincia, niente meno che dal direttore generale del Policlinico Vitangelo Dattoli, dal direttore dell’Area della Salute della Regione Puglia, Vincenzo Pomo (del quale parleremo in seguito pubblicando alcuni documenti inediti e altrettanto imbarazzanti) e dall’ex assessore regionale alla Salute Elena Gentile, è stato attivato nei primi mesi del 2015 a Bari, in via Vaccaro 45. L’ambulatorio starebbe anche per ricevere altri soldi pubblici attraverso la convenzione con la Regione Puglia. Nella società è presente ancora una volta il Consorzio Meridia, più volte sponsorizzato dal dottor Amoruso, moderatore dei vari convegni di presentazione di numerose iniziative, soprattutto in quest’ultimo periodo (Presentazione per la chiusura del Progetto SIAM – tele diabetologia – finanziato dai Living Labs, emergenza estate anziani Bari 2015 e altri ancora). Doctor S.r.l. è socio anche della Risp Holding S.r.l. in misura del 20% (il cui presidente è sempre Gianfranco VisicchiO, amministratore del consorzio Meridia).

Doctor S.r.l., poi, ha partecipazioni in altre società, che direttamente o indirettamente, hanno a che fare col progetto di telecardiologia pubblica in fase di lancio, nonostante la contrarietà degli operatori sanitari.
La Doctor S.r.l., infatti, è socio del Consorzio Daisy-Net ed è sconvolgente accertare come nello stesso consorzio siano presenti le seguenti società: Insoft 2000 Srl, capofila per il Progetto Living Labs denominato “HELIS” (Health Emergency on Line Support system), nonchè socia del Consorzio Consis che sta gestendo (senza aver partecipato ad alcuna gara) la piattaforma informatica del Policlinico per il progetto di telecardiologia nell’emergenza HELIS (Il “prototipo” non ancora certificato dal Ministero della Salute).

Ed ecco il pezzo forte: la Insoft 2000 Srl è quindi socia nello stesso consorzio della Doctor S.r.l. di Amoruso.
Indovinate chi è il referente del progetto HELIS per il Policlinico? Il dottor Daniele Amoruso. Ma andiamo oltre, comprendendo quanto possa essere complicata la faccenda. Nei documenti incrociamo anche la società Macnil S.r.l., capofila per il Progetto Living Labs denominato “S.I.A.M.”, che tratta appunto di telediabetologia. La Macnil Srl è quindi socia nello stesso consorzio della Doctor Srl di Amoruso. E indovinate chi è il referente del Policlinico per il Progetto SIAM? Come al solito il dottor Amoruso, che è stato anche il moderatore del convegno che si è tenuto il 26 giugno 2015 al Policlinico di Bari.

Da non trascurare che la Doctor S.r.l è proprietaria del marchio registrato Glucoonline (telediabetologia) e questo marchio se l’è fatto sponsorizzare anche dall’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, in occasione di una conferenza stampa tenutasi nella sede della Regione Puglia proprio sul tema della telediabetologia.

L’azienda di Amoruso, dunque, vende anche un sistema di telediabetologia che viene proposto da svariate aziende, utilizzando di volta in volta le risorse e i finanziamenti che vengono proposti dalla Regione. La situazione si complica, ma è necessario essere precisi. Di telediabetologia si occupa anche la Macnil S.r.l., sua socia nel Consorzio Daisy-Net. Sempre pura coincidenza? Più volte medici e operatori del 118 hanno denunciato la pericolosità del nuovo sistema di telecardiologia e il rischio che i pronto soccorso e il sistema 118 possano implodere. L’interesse privato è evidente, ma nessuno interviene. Perché il medico, imprenditore e referente della telecardiologia del Policlinoco dice di essere “superblindato”? Chi sono i suoi sponsor? Perché non si bloccano le fauci all’onnivoro dottore dai mille interessi e guadagni?

A proposito di guadagni. Analizzando i bilanci degli ultimi anni si nota che la società fattura centinaia di migliaia di euro l’anno (ma chi li produce se non ci sono dipendenti?) e nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012 ha fatturato oltre un milione e 100mila euro. Niente male per l’attività imprenditoriale di un dipendente pubblico. Spulciando anche le fatture prodotte per la telecardiologia e telediabetologia (ve ne mostriamo alcune), notiamo che per alcuni progetti il dottor Amoruso ha intascato oltre 100mila euro a progetto e che per l’organizzazione di una sola conferenza stampa arriva a incassare anche 50mila euro.

Ma dottor Dattoli, direttore generale del Policlinico, secondo lei dove il dottor Amoruso troverà il tempo per svolgere tutte queste attività, comprese quelle che attengono al suo posto di dipendente pubblico? Per questo lo ha nominato referente della telemedicina del Policlinico di Bari? Non c’è dubbio che sia stata una mossa azzardata, che solleva pesanti dubbi sulla sua consapevolezza in merito alla posizione di Daniele Amoruso. È abbastanza evidente che si tratti di un conflitto di interessi autorizzato e questo rende tutta questa storia ancora più grave.

Senza contare gli incassi che il dottor Amoruso percepisce da Telenorba per la trasmissione Doctor, probabilmente chiamata così per distogliere l’attenzione dalla sua azienda macina soldi. Non siamo giudici della Corte dei Conti e neppure marescialli della Guardia di Finanza, eppure la nostra calcolatrice funziona alla perfezione. Così, andando ancora più a fondo nella lettura dei bilanci aziendali, abbiamo scoperto che, pur fatturando centinaia di migliaia di euro l’anno – senza dipendenti e spese significative – la società risulta sempre in perdita. Tra le poche spese spiccano quelle delle considerevoli fatture del sarto personale del dottor Amoruso al quale si può obiettare tutto, ad eccezione del gusto, dello stile e dell’eleganza. Certamente altra benzina sul fuoco.

Possibile che il direttore generale del Policlinico, Vitangelo Dattoli, per sei lunghi anni, pur avendo lavorato a strettissimo contatto con il dottor Amoruso, non si sia mai accorto di questo palese conflitto di interessi? Delle due l’una: o il dottor Amoruso è stato talmente bravo da farla sotto il naso del direttore (ma in questo caso Dattoli non sarebbe un buon direttore), o il direttore come tutti gli altri sapeva e ha lasciato fare rendendosi complice.

Seppure ci sarebbero ancora tante cose da dire – e ve le diremo – sottolineiamo quest’ultimo segno della spregiudicatezza del “superblindato” dottor Amoruso. Nel corso di un giudizio attualmente pendente dinanzi al Tribunale di Bari, G.I. dottor Valentino Lenoci, all’atto della costituzione in giudizio della Doctor S.r.l., quale terzo chiamato in causa, il dottor Amoruso ha conferito la procura alle liti qualificandosi come legale rappresentante della Doctot S.r.l. Secondo quanto ci risulta da quel poco che conosciamo della legge, non crediamo sia possibile che un dipendente pubblico possa essere anche legale rappresentante di una società privata. Secondo quanto risulta mentre scriviamo il vero amministratore e legale rappresentante della Doctor S.r.l. è Massimiliano Vitale, lettiano doc e molto legato al parlamentare Pd Francesco Boccia. Avrà forse ragione Amoruso a definirsi “superblindato”.

Per molto meno, pensate alle timbrature tarocche dei badge aziendali, dipendendenti pubblici sono andati in galera. Altri dipendetenti pubblici, invece, “colpevoli” di aver denunciato le lacune del sistema sanitario, sono stati oggetto di assurdi procedimenti disciplinari. Nel caso del dottor Amoruso, invece, sembra essere tutto normale. Ma sappiamo tutti che non è così. E allora ci rivolgiamo a lei Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che in un pubblico convegno del 5 agosto scorso ha elogiato la dedizione ai più deboli del dottor Amoruso. Le chiediamo di intervenire prontamente sulla faccenda allo stesso modo: pubblicamente.

La situazione è intollerabile. In ballo ci sono i soldi pubblici ad uso privato, ma soprattutto la vita delle persone. Noi, a differenza di quanto sostiene il dottor Amoruso in questa scioccante dichiarazione, negli ultimi tre anni non abbiamo mai smesso di tenere accesi i riflettori sui mali della sanità pugliese e sul suo cancro principale: gli interessi di pochi e l’inadeguatezza di molti manager. Perché i mali della sanità non sono solo piastrelle rotte e ospedali che cadono a pezzi.

 

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