Antonio Dibello lascia il coordinamento del 118 e il pronto soccorso dell’ospedale della Murgia. Il segreto di Pulcinella è svelato. Le sue dimissioni sono state accettate e protocollate dalla direzione generale della Asl. Altro che: “Non c’è niente di ufficiale”. La notizia trapela da fonti interne all’ospedale Perinei.

Il fatto che il professionista abbia deciso o gli sia stato suggerito di mollare la presa di un sistema che non ha saputo governare a dovere proprio il 3 agosto, è emblematico. Era il giorno in cui i medici Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi s’incatenavano davanti ai cancelli della sede della Asl in segno di protesta per i due assurdi procedimenti disciplinari aperti a loro carico. Procedimenti non ancora chiusi a differenza delle iniziali promesse ed evidentemente pretestuosi, tardivi e persino errati nella forma. Il 3 agosto era anche il giorno in cui Dibello fuggiva alle nostre domande, probabilmente perché sapeva quale sarebbe stato il suo futuro. Domande alle quali aspettiamo ancora di avere una risposta.

Dimissioni accettate – dicevamo – ma Dibello resta ad interim alla guida delle due strutture fino al 3 novembre. Non un giorno di più dei tre mesi di preavviso previsti dalla legge. Nel frattempo tenta di arginare le situazioni caotiche che si registrano in alcuni Punti di Primo Intervento e postazioni del 118 della Asl di Bari. La settimana scorsa si è scassata per un paio di giorni anche l’ambulanza aziendale della postazione di Noci, dopo quelle di Altamura e Santeramo. Anche in quel caso sostituita, a pagamento, dal mezzo di un’associazione di volontariato.

L’ultima dichiarazione del dottor Dibello, che ha convinto solo chi s’accontenta di un po’ di fumo, è relativa alla situazione del Punto di Primo Intervento di Alberobello e risale al 9 settembre. Il sindaco della città dei Trulli aveva alzato la voce, denunciando “L’assenza di personale medico per gli interventi di pronto soccorso, soprattutto in un periodo in cui c’è un notevole afflusso di ospiti”. Dibello, in qualità di coordinatore del 118 della Asl di Bari aveva rassicurato tutti. Vissero tutti felici e contenti. La verità, però, è un’altra.

Se il collega che ha riportato la dichiarazione non avesse travisato le parole del medico, quella di Dibello sarebbe una scivolata gravissima. E veniamo al dunque. “Si sono creati problemi per la disposizione dei turni – spiega parlando di Alberobello – per via del personale in ferie o in malattia”. A quanto ci risulta ci sono ancora medici che lavorano troppo e in alcuni male in cosiderazione dei turni massacranti. “Premesso che i Ppi sono gestiti dal personale del 118, siccome nel Ppi deve essere garantita almeno la presenza di un medico, se questi manca si fa scendere dall’ambulanza il medico della postazione mobile che resta così smedicalizzata in caso di intervento esterno”. In parole povere Dibello spiega che per coprire i Ppi l’ambulanza raggiunge il luogo di un incidente, un infartuato o qualsiasi altro posto senza medico a bordo. Smedicalizzata, appunto. Strana come dichiarazione se si considera che l’anno scorso veniva ufficialmente vietato ai medici delle postazioni del 118 di prestare servizio nei Ppi, il cui budget è gestito direttamente dalla Asl e non dal coordinamento del 118. L’ufficio del personale ha deciso di impiegare medici libero professinali, che oggi non ci sono più.

A sentire il dottor Dibello, però, anche in questo caso non ci sarebbero problemi. Sì, perché, dichiara il coordinatore del 118: “Sull’ambulanza resta l’equipaggio composto da un soccorritore , un infermiere e l’autista, i quali possono provvedere a una sommaria valutazione dei parametri o a stabilizzare il paziente e, nel caso, all’attribuzione presso il pronto soccorso più vicino”. Bene, benissimo, se non fosse che non è vero. La postazione del 118 di Alberobello è aziendale, cioè fa capo alla Asl di Bari, non è di quelle affidate alle associazioni di volontariato. A dirla tutta alle associazioni era stata affidata, ma il servizio non è mai partito. Questa è un’altra storia, finita al Tar.

L’equipaggio dell’ambulanza aziendale, non è una nostra considerazione, non prevede il soccorritore. Senza medico, quindi, i soccorsi sarebbero effettuati da un autista (non necessariamente soccorritore come nel caso delle postazioni assegnate ai volontari) e dall’infermiere. A differenza di quanto succede in altre regioni d’Italia, poi, non ci sono protocolli che consentano agli infermieri di somministrare alcuni farmaci ed effettuare particolari interventi e manovre, di specifica pertinenza del medico.

Dobbiamo andare in giro sulle ambulanze scassate? Va bene. Ritenete che i medici possano lavorare per 36 o 48 ore, in barba a qualsiasi diritto o tutela dei lavoratori? Benissimo. Continuiamo a nascondere i problemi sotto il tappeto? Perfetto. I cittadini, però, meriterebbero lealtà e chiarezza, soprattutto quando in gioco c’è la pelle. Cittadini di Alberobello, ma anche di Santeramo o di qualasiasi altro paese in cui si trova una postazione aziendale del 118 e un Punto di Primo Intervento, se il medico è costretto a scendere dall’ambulanza per coprire turni altrove iniziate a preoccuparvi. Va tutto bene? A noi sembra proprio di no.

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