Qualcosa si muove. Più della politica, per fortuna c’è ancora chi ha una coscienza sociale. Paolo, di cui non facciamo il cognome per sua richiesta, ha una scuola di formazione professionale, ha visto il servizio sul Ivan, Emauel e Monia Caporusso, costretti a vivere in roulotte perché non guadagnano abbastanza da poter affittare una casa, e ne è rimasto colpito. Ha molti contati nel settore della ristorazione e forse può fare qualcosa per loro.

Ci ha chiesto di non apparire perché non vuole farsi pubblicità: «Lavoro e sociale devono rimanere separati – ci ha detto – quando ho visto il servizio sono rimasto colpito dalla dignità dei due ragazzi e vi ho contattato». Li abbiamo fatti incontrare. Un incontro interlocutorio ovviamente, prima di poterli proporre a qualche locale, Paolo vuole sapere cosa sanno fare: «In questo settore il titolo di studio ha meno importanza, certo ci sono gli attestati, i certificati, ma quello che conta è quando ti mettono al banco per dimostrare cosa sai fare».

Paolo non è stato a guardare e mentre montavamo il servizio ci ha chiamati: «C’è un locale che potrebbe essere interessato a Emanuel per degli extra nel fine settimana». Ottimo Paolo, speriamo bene, sia per lui che per Ivan.

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