Non conferma, ma neppure smentisce il direttore generale della Asl di Bari, Vito Montanaro: non escludiamo l’annullamento. In quel caso resterebbe da decidere se rifare quella parziale per la gestione fino al 31 dicembre o anticipare la gara in programma l’anno prossimo. Il rifermimento è all’appalto per l’assegnazione della gestione delle ultime sette postazioni aziendali del 118 barese: Altamura, Gravina, Santeramo, Noci, Alberobello, Putignano e Locorotondo. Pare che la delibera di annullamento sia già pronta. I ricorsi al Tar presentati da alcune associazioni di volontariato escluse, a loro dire ingiustamente dal bando, potrebbe costringerle la Asl a una decisione radicale con tutte le conseguenze del caso.

La situazione è fuori controllo e si è innescato un pericoloso tutti contro tutti. Il coordinatore del 118 barese, Antonio Dibello, si sarebbe dimesso. Anche in questo caso nessuna conferma ufficiale da parte del direttore generale, solo voci che arrivano dalla sede del coordinamento a Triggiano. Le associazioni sono in fermento, soprattutto la Pubblica Assistenza Sercorato. Qualche giorno fa il presidente del sodalizio, Fedele Tarantini, aveva diffidato la Asl insieme ad altre quattro associazioni, chiedendo all’azienda sanitaria barese circa 400mila euro per il mancato pagamento della gestione delle postazioni, deliberata e mai partita oltre all’avvio del servizio.

Adesso nel mirino finisce la Cgil e le testate giornalistiche che hanno dato voce al segretario della Funzione pubblica, Antonio Ventrelli. Il sindacalista parla di ambulanze catorcio che mettono a repentaglio la vita di pazienti e operatori sanitari, auspicando il tempestivo avvio si un tavolo tecnico per discutere del rilancio di tutto il sistema dell’emergenza-urgenza. Niente di nuovo a dire il vero. Ventrelli avrebbe la colpa di non specificare che le ambulanze sgarupate, alla “Io speriamo che me la cavi”, sono quelle delle sette postazioni Asl e non delle associazioni di volontariato, che per partecipare al bando sono state acquistate nuove ed equipaggiate di tutto punto, con un esoso investimento finanziario.

L’aria è tesa ed evidentemente le parole vanno pesate. Ma vanno pesati anche i gesti. La Sercorato è l’associazione che si è aggiudicata la gestione della postazione di Altamura (una delle sette del bando che rischia l’annullamento). La Sercorato, però, è anche quella che in questi ultimi tempi ha sostituito più volte e a pagamento (al di fuori del compenso previsto dal bando) l’ambulanza aziendale scassata della postazione di Altamura. In tanti si chiedono il perché della decisione, seppure appare chiaro sia stato fatto per tutelare la propria posizione davanti a un eventale giudice.

Evitare la sostituzione avrebbe reso ancora più evidente la crisi del sistema, probabilmente convincedo la Asl ad assegnare la gara. In questi mesi abbiamo sempre appoggiato le battaglie dell’associazione coratina. Per la prima volta, dopo aver speso a voce parole di fuoco nei confronti di tutto il coordinamento, il presidente Tarantini e il suo avvocato mettono nero su bianco una posizione ufficiale nei confronti del coordinatore Dibello e degli altri membri della struttura, sempre puntualizzando il comunicato di Ventrelli: «Altresì, il comunicato si spinge nel rivolgere ampie illazioni sull’operato del coordinamento 118 le cui “inefficienze organizzative aggravano ancor di più la situazione già di per sé precaria”, dichiarazione anche questa gratuita e formulata nella piena ignoranza di tutto il sacrificio che con grande spirito di abnegazione ha compiuto il dottor Antonio Dibello, attuale coordinatore del 118 barese e dai suoi collaboratori, per mantenere una simile organizzazione che non è mai stata così efficiente e ampiamente operativa».

Cos’è cambiato nel frattempo? E perché dopo le sostituzioni a pagamento, quando ormai Dibello sembra intenzionato a lasciare? In tanti ci accusano di aver attaccato la persona sbagliata, ma le inefficienze di un servizio non vanno forse attribuite a chi quel servizio lo gestisce, se quest’ultimo non prende le distanze dal sistema? Avremmo dovuto colpire più in alto ci è stato detto, ma ad eccezione di frasi lanciate in pasto alla rete e ai social network, nessuno fa i nomi dei veri responsabili o accusa qualcuno: «Sai, la mia posizione è particolare. Non posso espormi».

Siamo al tutti contro tutti. La fase estrema di un processo che può avere diversi finali, che in ogni caso vedono tutti sconfitti. Intanto Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi, i due medici della postazione 118 di Gravina e del pronto soccorso dell’Ospedale della Murgie, aspettano di sapere che ne sarà delle loro controdeduzioni e dei procedimenti disciplinari contro cui si sono incatenati per protesta. Sul loro carro sono saliti praticamente tutti, qualcuno strumentalizzando la vicenda.

Le prime ambulanze nuove della Asl, che rivendica di esserene riuscita a comprarne sedici e non tredici come inizialmente previste, non sono ancora state consegnate; tanta gente aspetta di lavorare nelle postazioni aziendali (non) date in gestione ai volontari.

In tutta questa bolgia continuano ad arrivare privatamente messaggi di stima e di apprezzamento nei confronti del giornale, da quanti in pubblico ci fanno la pelle. Cominciamo a non capirci più niente. Magari ha ragione chi se ne sta beatamente alla finestra, aspettando che le lotte altrui portino beniefici insperati per sé. In questo modo evita di sbagliare e non si espone. Molti hanno già invocato l’infermità mentale. Del resto non è facile restare sani di mente in questo momento.

 

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