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Un topo grande come un gatto, sicuramente più veloce di un gatto mi passa accanto mentre preparo il telefonino per scattare qualche immagine al merdaio in via Randaccio, tra Ceglie del Campo e Carbonara. Nell’ultimo mese e mezzo ci siamo stati altre quattro volte. Sempre peggio. La cosa piu aberrante della gitarella alla discarica non è la zoccola (ormai siamo abituati), ma il barese di turno – e non avete neppure idea di quanti ne passino al giorno – arrivato col furgoncino per scaricare l’immondizia in maniera indiscriminata, nonostante la presenza degli operatori dell’Amiu. Figuriamoci non ci fossero stati.

La puzza, l’asfalto lercio, i resti di cibo a terra e i bidoni dell’organico spaccati e pieni di carta e vetro sono la meravigliosa cornice. La sedia scassata recuperata da un residente, esibita come trofeo della giornata, è l’unica consolazione pensando al riuso e al riciclo dei rifiuti. Basterebbero un paio di telecamere per riprendere ciò che succede in quel porto franco in cui ognuno può fare ciò che gli pare, anche rispondere a chi lo rimprovera: “Signora, cos’è il sole ti ha dato alla testa?”, oppure minacciare di morte chi sta facendo qualche fotografia ai luridi che ne ne fottono di tutto e tutti. E questo posso testimoniarlo direttamente essendo stato protagonista dell’assurdo incontro, avendo subito la minaccia di morte più classica che la baresità abbia mai prodotto, perfettamente calzante in questo letamaio: “Te puzze a cambà?” (ti puzza vivere? Quanto ci tieni a vivere?).

Sindaco Decaro, la città puzza, ora che se n’è accorto proviamo a convincere l’azienda a fare meno utili e più pulizie. Il presidente Gianfranco Grandaliano sostiene che non è compito dell’Amiu provvedere alle telecamere, unica soluzione possibile visto che mettere vigili urbani a sorvegliare ogni discarica a cielo aperto svuoterebbe la città di agenti. Non fosse neppure compito suo, interpelli chi è titolato. La sorveglianze delle dicariche abusive era stata promessa ormai due anni fa. Ci sono dei punti della città nel degrado più completo, in cui se uno viene sgamato a lanciare il sacchietto al volo dal finestrino dell’auto, si sente in dovere di rispondere: “Eh, con tutta la merda che sta, proprio a me rompi il cazzo?”.

Come ci è capitato di scrivere parlando dell’Amtab, sembra si sia perso il senso di ciò che è giusto e ciò che non lo è. Via Randaccio è abitata da gente che lotta con topi, scarafaggi, zanzare e insetti di ogni tipo. Un corpo a corpo quotidiano, mentre in corso Cavour, per esempio, le zoccole vivono ormai sugli alberi. Dimostriamo che questa città è tutta uguale, non per quanto sa essere sudicia, ma per l’intolleranza verso certi comportamenti. Educazione per i più piccoli, tornando a insegnare la civiltà nelle scuole; repressione vera, non a scopo pubblicitario, per chi è cresciuto credendo che fuori dalla porta di casa si possa fare a piacimento.

Una repressione costante, ripulendo seriamente un po’ alla volta, quartiere per questiere. Non solo mandando una spazzatrice o facendo un lavaggio superficiale. Sostituire un cassonetto scassato, con un altro cassonetto scassato, ma equipaggiato col coperchio sgangherato, non è una soluzione. In questa maniera chi insozza Bari crede di poter continuare impunito. Ormai per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno, neppure a quelli che staccano l’etichetta dalla bottiglia di birra per buttarla nel bidone della carta.

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