«Ho trovato questo telefono, sai a chi può appartenere?» Il messaggio, accompagnato da una foto, arriva sullo smartphone tramite what’s up, il numero è sconosciuto. Certo che sì, la foto usata come sfondo è un volto molto familiare. Da qui parte la storia che vi vogliamo raccontare.

Luigi è un ragazzo di 22 anni, una faccia pulita che ispira immediatamente simpatia e fiducia. Suo padre ha viaggiato durante la notte da Milano a Bari e sul treno ha trovato un telefono cellulare, perfettamente funzionate. Arrivato a casa glielo ha dato e lui ha iniziato a scorrere la rubrica, inviando a tutti i numeri un messaggio what’s up dal proprio cellulare per risalire al proprietario. Parecchi, evidentemente, visto che alla nostra risposta affermativa scrive un euforico “Finalmente qualcuno che mi risponde”.

Ricevuto il messaggio lo chiamiamo: «Come possiamo fare per incontrarci?» gli chiediamo. E qui accade qualcosa di straordinario: «Sono di Altamura» risponde, proprio dove siamo noi, in sostituzione di un collega, per il servizio sul caso del provvedimento disciplinare ai due medici Francesco Papappicco e Francesca Mangiatordi. Quando il destino vuole, le cose si incastrano alla perfezione.

«Come posso ringraziarti? Posso almeno offrirti la colazione?» la mente maligna, cinicamente abituata da decine di storie tra cavalli di ritorno e richieste di ricompense, corre veloce a una cifra in denaro. «Non voglio niente va bene così». «Siamo di fronte a una pasticceria, fatti almeno offrire la colazione» insistiamo. «L’unica cosa che vorrei davvero è un lavoro, sono disoccupato. Ho studiato da perito informatico, ma mi accontento di qualunque cosa».

Se qualcuno di Altamura può offrire un lavoro a Luigi scriva una mail alla nostra redazione bari@ilquotidianoitaliano.it, questo ragazzo, che ha tutta la nostra stima, merita fiducia e un’occasione.

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