La notizia sta facendo il giro della rete, l’aggressione omofoba ai danni di un 38enne, avvenuta nei giorni scorsi a Polignano a Mare, sta giustamente sollevando un mare di polemiche e condanne indignate da parte di tutta la comunità LGBT. Nella settimana del Puglia Pride 2015, sembra assurdo, ma esiste ancora qualcuno che si scaglia fisicamente contro chi ha un orientamento sessuale diverso. “Ricchione di merda”, urlato con l’intenzione di offendere, non ha lo stesso effetto di “eterosessuale di merda”. Evidentemente è una questione di cultura. Il fatto di essere omosessuale, per qualcuno, costituisce una cosa deprecabile, da respingere in ogni modo possibile e immaginabile. A chi è diverso non gli si grida “figlio di puttana” come si fa con un etero, a chi ha la pelle scura si urla “negro di merda”. C’è poco da fare.

O forse no, forse si può fare molto. Si può gridare al mondo la violenza fisica e verbale che si subisce, senza chinare la testa:  «C’è bisogno di punire – ci ha detto Rosa Perrucci del coordinamento Puglia Pride – ci vuole una legge nazionale, regionale, con l’aggravante dell’omofobia. C’è ancora un pregiudizio forte, una violenza forte, quando ci si dichiara».

Sull’episodio stanno emergendo delle chiavi di lettura diverse, a quanto pare i Carabinieri stanno indagando su altri possibili motivi che hanno portato i due aggressori alla  violenza verso Leo. Contrariamente a quanto stanno facendo emergere alcune indiscrezioni giornalistiche, l’avvocato Michele De Marzo, legale della vittima, ribadisce fermamente la natura omofoba dell’aggressione: «Lo hanno aggredito perché gay».

Sia come sia, l’omofobia c’entra. Le parole urlate con rabbia dando schiaffi e calci ci si sono state. Gli avessero gridato bastardo, staremmo parlando d’altro.

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