Lo abbiamo annunciato qualche mese fa: la Croce Rossa Italiana è ufficialmente commissariata e ha preso una preoccupante deriva antidemocratica. La decisione non è del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ma dell’amico di Alemanno, l’avvocato Francesco Rocca. Il presidente nazionale della più antica Associazione di volontariato, senza che il volontario lo abbia mai realmente fatto. L’attività di rappresentanza in giro per l’Italia e il mondo non può essere considerata volontariato.

Chi scrive – lo stercorario – non ha nessun piacere a sparare sulla Croce Rossa, costituita ancora da tantissima gente volitiva e appassionata, ma ormai non resta molto dell’assetto democratico dell’Associazione e al tempo stesso Ente, unico ibrido del genere nell’ordinamento dello Stato italiano, scaturito dalle elezioni del 2012. Ciò che dispiace è che nessuno dei ministri chiamati a vigilare, evitando l’attuale deriva, si sia mai preoccupato di prevedere all’interno della Croce Rossa un organo terzo per dirimere le controversie, com’è previsto in ogni altra associazione con uno statuto democratico.

Tutto ciò garantisce a Rocca il potere assoluto. Un potere che lo ha evidentemente logorato. Un potere che gli ha permesso di mandare a casa in un paio di anni un terzo dei presidenti regolarmente eletti. l’avvocato, messo pure a capo dell’IDI – destinato a chissà quale altra carica prima di decidere di mollare la Croce Rossa – ha sostituito in prima persona o attraverso dirigenti posti sotto il suo diretto controllo, gran parte della dirigenza democraticamente eletta all’interno della Cri. Si è attribuito d’autorità la gestione, attraverso commissari di sua fiducia, delle APS (Associazione di promozione sociale) che dovrebbero essere, invece, la manifestazione della privatizzazione ovvero della trasformazione da ente pubblico, dotato di personalità giuridica, a un’associazione che non è più dotata di personalità giuridica.

Rocca si comporta come fosse il commissario liquidatore della Croce Rossa italiana, senza averne avuto mai un esplicito mandato. Ha svenduto gran parte del patrimonio immobiliare dell’ente, con ribassi che hanno raggiunto l’84% del valore stimato. Le organizzazioni sindacali calcolano che dal 2012 sono andati persi almeno un migliaio di posti di lavoro. Questa non è privatizzazione è cannibalismo.

E siccome al peggio non c’è mai fine, ecco che arriva il provvedimento che tutti s’aspettavano, messo nero su bianco con motivazioni da far rabbrividire anche il peggiore dei dittatori: la radiazione di Leonardo Caracciolo, uno tra i primi volontari che hanno denunciato all’opinione pubblica la condizione di degrado istituzionale dell’Ente. Un’artificiosa confusione normativa, nell’ambito della quale viene condotto da Rocca il processo di privatizzazione. Caracciolo, l’autore di una petizione, sostenuta da tanti volontari e dalle organizzazioni sindacali, consegnata al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dal senatore Aldo Di Biagio.

Ed è proprio la petizione al Capo dello Stato uno dei motivi ufficiali dei provvedimenti con i quali Rocca prima ha rimosso Caracciolo dalla carica di presidente provinciale di Caserta e poi lo ha addirittura radiato dalla Croce Rossa Italiana. Un modo sbrigativo per delegittimarlo, oltre che privarlo del diritto all’elettorato attivo e passivo in vista delle prossime elezioni, alle quali abbiamo capito ormai non potrà più sottrarsi. La misura della deriva antidemocratica della Croce Rossa italiana è data da questa e dalle altre motivazioni addotte in un provvedimento così grave. Essere radiati perché si è espresso un parere sul proprio profilo personale di Facebook o perché si è osato richiedere, attravero un legale, dati relativi al patrimonio immobiliare della Cri, già pubblici perché contenuti nel sito internet della Croce Rossa. Peccato che in quel sito non ci sono i dettagli delle vendite. Una vergogna senza fine.

Caracciolo, contro i provvedimenti di Rocca in danno dei volontari Cri della provincia di Caserta, ha fatto ricorso al Tar Campania, vincendolo. Il Tribunale amministrativo, condannando Rocca alle spese, ha dichiarato tra l’altro che “risulta palese l’anomalia procedurale commessa dal presidente nazionale (Rocca) il quale ha inteso sopperire all’ineluttabile mancanza di proposta del livello provinciale mediante l’interessamento del livello regionale, con cui sarebbero stati raggiunti appositi accordi”.

Il fatto che Caracciolo abbia difeso i propri volontari attraverso un’azione legale, oltre tutto vincendo in giudizio contro Rocca, che le spese a cui era stato condannato non le ha mai pagate, può essere tra i motivi di una radiazione? Anche pagare un avvocato per difendere l’APS dagli abusi di Rocca è stato uno dei motivi che hanno portato alla radiazione di Caracciolo. Ma in che Paese viviamo? Pubblicare l’attività svolta in telemedicina, presentata come eccellenza sanitaria al Forum Nazionale di Arezzo, promuovendo strategie innovative per l’assistenza, è un altro dei motivi per radiare Caracciolo.

Fin qui Rocca ha deliberatamente reso evidente per chiunque che la vera motivazione della radiazione di Caracciolo è il principio di “lesa maestà”. Fatto inconcepibile per lui, amico dei potenti, che ha dichiarato recentemente a proposito della sua nomina a direttore generale dell’IDI “Ho parlato con il cardinale Giuseppe Versaldi il quale mi ha confermato l’interesse del Vaticano alla mia nomina. So che Versaldi ne ha parlato anche con Papa Francesco”. Poi quella dichiarazione è stata fatta sparire dalla rete. Versaldi, lo stesso che non voleva fosse detto al Papa della distrazione di quei 30 milioni di euro.

Il messaggio è deliberatamente esplicito. “Quando si entra in una comunità si accettano anche le regole non scritte, etiche e morali, di quella stessa comunità. Quando ci si accorge che fare una cosa con pieno diritto e magari con una ragione va contro gli interessi e la volontà di tutto il resto, sotto il profilo morale ed etico, non si deve fare”. Questo dichiarava Maurizio Gussoni, presidente regionale della Croce Rossa Lombardia all’assemblea romana del 12 aprile del 2014. Il principio della doppia morale. Un principio che richiameremo in causa nel prossimoa articolo su quanto sta succedendo a Luino, una delle pagine più tristi di sempre della Croce Rossa Italiana.

 

 

 

 

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