Polverine colorate, liquidi di vario genere sparsi per tutto l’impianto e in generale un gran caos. Il Colour Party, la festa privata per la specializzazione di tre medici organizzata nel palazzetto dello sport del quartiere San Pio di Bari, ha sollevato un gran trambusto, non solo all’interno della struttura, ma anche a livello mediatico perché l’ha resa inagibile per la partita di campionato provinciale under 12 di pallavolo che si sarebbe dovuta disputare la mattina seguente.

Per fare un po’ di luce sulla questione, abbiamo contattato uno dei tre festeggiati che ci ha suonato la propria campana, anche a nome degli altri due. Da qualche anno il palazzetto, struttura comunale, è affidato in gestione a un privato, assegnatario di appalto, che lo fitta anche per feste private. Con lui si sono accordati i tre festeggiati per poter allestire la festa. Nessun canale privilegiato, nessuna conoscenza speciale, solo una telefonata e un accordo.

«Non siamo sporcaccioni – ha commentato il medico – C’erano un centinaio di invitati e  proprio perché sapevamo che la festa avrebbe creato parecchio disordine e perché sapevamo che il giorno dopo non saremmo stati nelle condizioni di poter ripulire personalmente, abbiamo ingaggiato un’impresa di pulizie che rimettesse in ordine la struttura. Non potevamo sapere che la ditta non avrebbe rispettato l’impegno preso. Ci scusiamo se questo ha provocato un disagio».

Ora bisognerebbe capire di chi sia la responsabilità di quanto avvenuto. Se del gestore dell’impianto che ha concesso la struttura pubblica per una festa privata la sera prima di una partita di campionato. Oppure dei tre medici, magari è esagerato affittare un intero palazzetto dello sport per un centinaio di invitati appena, ma poste le libertà di ciascuno, avrebbero quantomeno dovuto accertarsi dell’avvenuta pulizia. O ancora dell’impresa di pulizie inadempiente. Ma queste sono solo supposizioni. Il fatto certo è che, la mattina dopo, la partita non si è potuta giocare e che il palazzetto lo hanno pulito i genitori delle atlete. Fatte salve le cose certe, temiamo che alla città resteranno solo le supposte.

 

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