Al sesto piano del Palazzo di Giustizia in piazza De Nicola a Bari, la sala del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati si presenta gremita. I recenti fatti di Milano hanno evidentemente scosso dalle fondamenta il mondo della Giustizia e Bari non ha fatto eccezione. All’incontro, convocato dagli avvocati baresi e dall’Associazione Nazionale Magistrati, aperto ad avvocati, magistrati e cancellieri per operare una riflessione sui temi della sicurezza nei tribunali e della tutela degli operatori della giustizia, c’erano i massimi esponenti del mondo forense.

Al di là dei tanti contributi fatti di riflessioni e ricordi sulla scorta dell’esperienza personale, molti anche toccanti e commoventi, il cardine della mattinata è stato il tema della sicurezza, affrontato dai tanti presenti, tra questi anche il capo della Procura. Giuseppe Volpe ha annunciato l’accordo raggiunto con l’Associazione dei Carabinieri in congedo per la vigilanza sull’effettivo accesso agli uffici, tra i vari piani del Palazzo di Giustizia, delle persone autorizzate: «I risultati si ottengono con la collaborazione di tutti i soggetti interessati alla gestione dei servizi della Giustizia» ha detto.

«Dobbiamo rilevare un assoluto disinteresse da parte dello Stato – ha commentato il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari Giovanni Stefanì – nei confronti di avvocati e magistrati che ogni giorno lavorano per assicurare la giustizia in Italia, costretti a farlo spesso in strutture prive di adeguate misure di sicurezza, sia in termini di personale che di strumentazioni. Mentre la politica discute di riforme della giustizia di dubbia efficacia, la sicurezza nei luoghi dove essa si celebra e l’incolumità di uomini e donne che servono il Paese per assicurare il rispetto delle leggi continuano a essere trascurate».

«Appare evidente – ha aggiunto la presidente della sezione distrettuale di Bari dell’ANM Concetta Potito – che in Italia non vengano destinate risorse sufficienti alla sicurezza nei palazzi di giustizia. Fatti come quello di Milano evidenziano la grande solitudine nella quale gli operatori della giustizia italiana sono costretti a svolgere il proprio compito. Non è possibile che chi lavora nel mondo della giustizia venga isolato ed esposto a simili rischi: affrontare il discorso della sicurezza nei tribunali solo quando succedono fatti così delittuosi è sintomo di una grande disattenzione dello Stato nei confronti del settore».

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