La nostra inchiesta sulla Croce Rossa sta aprendo squarci inquietanti sulla gestione dell’ente, a livello locale e nazionale. Tra abusi, sperperi, protettorati e lotte di potere, stiamo cercando di sottolineare anche quanto sia fittizia la privatizzazione dell’ente. Il carrozzone continua a camminare, lento e pieno di sprechi. Le indiscrezioni, nella maggior parte dei casi suffragate dai documenti, ci riportano a Bari, da dove siamo partiti con un’indagine diventata ormai nazionale. Nei prossimi giorni e settimane saremo in giro per l’Italia, in alcuni casi anche fisicamente, per dare voce a chiunque abbia qualcosa di dire e mostrare su un declino che sta buttando fango sulla Croce Rossa, la sua storia gloriosa e i volontari che finora hanno fatto la fortuna dell’ente.

L’OBIETTIVO –  Dal numero 12 di via Toscana in Roma, sede nazionale della Croce Rossa, arrivano voci preoccupanti. Ci sarebbero le prove inequivocabili dell’intenzione di voler chiudere il Comitato Barese (non è il solo), in piazza Mercantile. Si tratta del più antico d’Italia, l’anno prossimo compirà 150 anni. Santa Fizzarotti Selvaggi, il neo commissario, nominato dopo il siluramento di Ilaria Decimo (responsabile di Lecce, sulle cui dimissioni torneremo con un approfondimento specifico) e del suo vice Luca Mannella, sa bene di navigare a vista. Sta compiendo un’opera di immani proporzioni nel tentativo di rimettere tutto a posto. L’eredità ricevuta per molti versi è meritevole dell’attenzione dell’autorità giudiziaria.

Il periodo è complicatissimo, anche perché sul collo del Comitato provinciale soffia forte il fiato dei Carabinieri del Nas. La Fizzarotti sa di doversi giocare il tutto per tutto. Non può sbagliare perché in ballo non c’è solo il suo posto e la sua credibilità. Sempre secondo alcune indiscrezioni, la presidente della CRI Puglia e commissario barese avrebbe già fatto in una settimana ciò che i suoi predecessori non hanno fatto in quattro mesi, confermando in maniera indiretta la bontà della nostra diagnosi disastrosa.

LA CORSA AI RIPARI – La Croce Rossa di Bari sarebbe alla ricerca di un capannone con annesso un ufficio per abbandonare il fatiscente autoparco in via Domenico Cotugno, dove fino a ieri c’era ancora molto del materiale scaduto trovato dai Carabinieri. In alternativa, però, le ambulanze potrebbero essere parcheggiate da qualche parte in un ospedale cittadino. Pare siano state avviate trattative con una struttura sanitaria in particolare. Si procede a ritmo serrato. Sarebbe stato quasi chiuso l’accordo con un autolavaggio della zona industriale di Bari per la sanificazione, disinfezione e lavaggio delle ambulanze di tutte le sedi provinciali della Croce Rossa. Ogni quindici giorni i mezzi di soccorso sarebbero obbligati a recarsi all’autolavaggio per provvedere alla sanificazione come previsto dalla legge. Anche gli altri quattro dei sei medici in servizio al Punto di primo intervento dell’aeroporto di Bari Palese firmeranno il contratto in queste ore. In via di risoluzione anche il gravissimo problema del trattamento dei rifiuti ospedalieri e quello delle condizioni del centro di accoglienza per senza fissa dimora in via di Maratona. L’esempio della sciatteria del passato è un rubinetto riparato in poche ore.

AVANTI TUTTA ADESSO – Indipendentemente da ciò che avranno rilevato i Carabinieri del Nas, siamo lieti di aver contribuito a migliorare – per il bene di tutti – una situazione che rischiava di incancrenirsi a causa del lassismo di pochi, a danno dei tanti dipendenti e volontari che danno l’anima tutti giorni.

IL SILENZIO DEL PRESIDENTE ROCCA – Nonostante tutto quello che sta emergendo, le uniche parole arrivate dal presidente  nazionale Francesco Rocca sono quelle già demolite con documenti e immagini. Pare che a Bari siano in arrivo un paio di ispettori. Perché non sono stati mandati ai tempi del Commissario Decimo e del suo vice Mannella? Perché Rocca non è intervenuto sulle gravi dichiarazioni di Mauro Micheluzzi sulla gestione in Lombardia, o sul caso degli abusi perpetrati dalla presidente del Comitato di Gioia del Colle nel corso degli anni? Noi, ovviamente, restiamo a disposizione del presidente nazionale qualora volesse concederci un’intervista. Chiunque ha il diritto di replica, ma nel suo caso anche il dovere di intervenire.

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