Lo scandalo che ha travolto l’ex ministro Lupi ed Ercole Incalza, in cui è finita anche la gestione delle Ferrovie Sud Est, ha acceso i riflettori sul mondo dei trasporti. A sentire i bene informati, le dinamiche al limite e oltre la legge, certamente discutibili sotto il profilo morale, sarebbero tante e molto diffuse. A quanto pare non sarebbero escluse da certe prassi anche le Ferrovie Apulo Lucane. Figli e figliastri e poi palazzi e anticamere affollate di parenti e amici.

Il caso più clamoroso – di cui parlano anche i muri ormai – è quello di Michele Corvino, assunto come impiegato nella stessa struttura aziendale in cui lavora il padre Aldo, direttore del personale, catapultato dalle Ferrovie dello Stato nelle Fal senza un concorso nel 2006. Una sbirciata nei fogli delle presenze renderebbe palese, anche a quegli stessi muri, che Corvino jr. è affetto da una grave malattia: l’allergia al lavoro. Non si conoscono i numeri, ma a quanto pare, i congedi parentali, malattie, ferie e allattamenti, gli avrebbero appiccicato addosso l’etichetta di desaparecido. Lo conoscono bene, invece, i raccoglitori di zafferano e i maestri pirotecnici di San Severo, città di residenza.

Di San Severo è l’azienda che si si occupa di elaborare le buste paga, anche quelle del figlio del direttore del personale. E ora passiamo alla gestione dei dipendenti. Tra i capitoli più controversi ci sarebbe l’abuso di ore di straordinario per molti ma non per tutti, nonostante la legge vieti di superare la soglia annuale delle 250 ore. Ci turni notturni (fatti non solo dai manutentori) nelle stazioni chiuse di notte. Poi c’è il personale in servizio nelle stazioni ormai abbandonate. Al posto di essere trasferiti in altre sedi in maniera definitiva, ogni giorno vengono impiegati in trasferte ben retribuite. Che senso ha e quali vantaggi ne ricava l’azienda? Benefit riservati a qualcuno, mentre qualcun altro (i non allineati) deve stare muto per evitare di incappare in procedimenti disciplinari.

Da un lato a qualcuno si toglie anche un’ora sola dallo stipendio; dall’altro, invece, si continua a far finta di niente. Secondo alcune indiscrezioni pare che Michele Corvino abbia comunque percepito stipendi dignitosissimi, a detta di molti non adeguati alla scarsa presenza in azienda. Eppure, le Ferrovie Apulo Lucane non sono nuove ai licenziamenti. In passato sono stati presi dei provvedimenti molto forti, così come non mancherebbero le assunzioni senza concorso.

L’operato del direttore del personale, però, pare abbia diverse anomalie. Una su tutte è il misterioso incidente stradale avuto in una città del nord nel 2008, prima dell’arrivo di Matteo Colamussi alla guida dell’azienda. In quell’occasione pare che Corvino stesse utilizzando l’auto aziendale – pagata coi soldi pubblici – senza averne diritto e per di più pare non fosse solo, ma accompagnato da alcuni familiari. A causa di quell’incidente Corvino fu persino costretto a prendere alcuni mesi di malattia. L’auto è stata demolita, nessuno l’ha pagata. O meglio, non si è capito perché il direttore la stesse usando e perché fosse in compagnia. Vacanza o trasferta di lavoro? Regione e azienda su quell’accaduto hanno sempre soprasseduto.

Ci sarebbe una lettera – per la verità sarebbero due – inviata da un sindacalista al direttore Corvino alla vigilia di un concorso per la riqualificazione del personale. In questa missiva, riservata, sarebbero contenute minacce nemmeno troppo velate su come dovesse andare la selezione: l’avanzamento di carriera di una  parente del sindacalista, abbinato alla promessa di fare chissà quale rivelazione sull’incidente avvenuto con l’auto di servizio. L’altra faccia degli scalatori aziendali sono i dipendenti bloccati da decenni in un limbo.

Il caso più emblematico e paradossale è quello di una dipendente della sede di Potenza, beccata dalla Polizia con le mani nel sacco, a timbrare il cartellino per alcuni colleghi. La signora – se fosse confermato sarebbe allucinante – invece di essere sospesa, trasferita o punita in qualsiasi altro modo, è stata messa all’ufficio personale. Praticamente, dopo un concorso interno in cui ha potuto anche lei godere di un avanzamento di carriera, controlla le presenze.

Il presidente Colamussi, anche direttore generale delle Fal – secondo qualcuno le due cariche sarebbero incompatibili, anche in considerazione dell’analoga storia del suo predecessore Tamburrino – difende il suo operato e sottolinea come l’azienda dopo il suo arrivo abbia iniziato a fare utili sempre maggiori. Il fine giustifica i mezzi? Prendiamo per esempio il caso della ristrutturazione della sede barese delle Ferrovie, in corso Italia. La responsabilità dei lavori è stata affidata sotto soglia, con la possibilità di ulteriori ribassi – prassi consolidata – all’architetto Giampaolo, moglie dell’onorevole di Forza Italia Nuccio Altieri, di Rutigliano, come l’amico personale Matteo Colamussi. Il presidente ai nostri microfoni dice: “Non è un reato”. Certo, non è un reato, così come non è un reato se aziende di Rutigliano e San Severo collaborano con le Fal. Mica se sei amico di qualcuno devi necessariamente essere disoccupato. Non è un reato soprattutto quando ogni singolo affidamento passa per regolari gare d’appalto. Neppure il ricorso di consuelnze legali e incarichi di vario tipo in maniera diretta e sotto soglia è un reato. Magari, però, sarebbe più corretto se potessero avere accesso a quegli incarichi anche chi non ha santi in Paradiso.

La situazione meriterebbe un approfondimento delle autorità competenti, con la speranza che il primo passo lo faccia proprio il presidente Colamussi approfondendo, come ha promesso, le diverse questioni sul tavolo. Dal primo aprile, non è uno scherzo, alle Ferrovie Apulo Lucane, dovrà timbrare anche chi finora ha fatto la pacchia sulle spalle degli altri. E fino ad oggi il direttore Corvino dov’era? Perché è passato tutto questo tempo prima di prendere questa decisione? Altra carne al fuoco. Nelle prossime settimane ne cucineremo tanta.

Sulla vicenda Fal sono state presentate alcune interrogazioni parlamentari e regionali. Stando a quanto ci risulta, anche la Procura di Bari conosce alcune delle situazioni denunciate in questa ricostruzione. Speriamo non trascorrano le classiche calende greche. Apprendiamo che da ieri, dopo la nostra intervista, nella sede barese delle Fal c’è un gran viavai. il presidente Colamussi ha richiamato in sede alcuni dei protagonisti dei fatti raccontati. Non abbiamo motivo di dubitare si sia trattato di una strigliata e della presa di coscienza promessa e non di un vertice per mettere in piedi una strategia difensiva.

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