Nella lettera del 30 gennaio, firmata dal direttore regionale della Croce Rossa della Puglia, Giovanni Rocchi, le parole peculato e abuso non compaiono mai, ma l’invito finale scritto dopo le precisazioni normative è chiaro: «…Pertanto, la signoria vostra è invitata a voler sospendere l’uso dell’autovettura di servizio per i trasferimenti predetti e per il futuro, qualora ne occorresse l’utilizzo, avere la buna pratica di disporne in ossequio alla normativa prevista, ossia secondo motivazioni, esigenze e /o finalità istituzionali».

Evidentemente Luca Mannella, destinatario per ora della sola tirata d’orecchi, come avevamo scritto il 18 gennaio scorso, non ha utilizzato la macchina della Croce Rossa come previsto dalla legge.  Il vicecommissario del comitato barese ha persino messo nero su bianco l’abuso perpetrato fin dall’inizio del suo mandato. Lo ha fatto con le comunicazioni inviate il 7 e 20 novembre 2014. In sostanza, Mannella ha autorizzato sè stesso, limitandosi a comunicare ai superiori l’esito della sua decisione, a trasferire l’auto della Croce Rossa da Bari alla delegazione di Valenzano, sua città di residenza. Auto poi usata per andare e tornare dal luogo di lavoro in barba al regolamento dell’ente, richiamato da Rocchi nella lettera. Non solo, auto spesso parcheggiata sotto casa e non nella sede di Valenzano come comunicato.

Nel 2009, però, proprio per l’uso improprio dei mezzi della Croce Rossa, l’ex direttore regionale Nicola Trentadue era finito nei guai, arrestato per peculato insieme a un’altra ventina di persone. Uno scadalo dal quale la Croce Rossa non si è ancora ripresa del tutto e che, in termini di “riabilitazione”, sta costando il doppio della fatica alla presidente Santa Fizzarotti Selvaggi. Una situazione difficilissima da gestire, pare soprattutto per i rapporti privilegiati tra il commissario barese Ilaria Decimo, già presidente del comitato di Lecce, che ha scelto Mannella come suo vice, e il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.

Il mancato intervento romano non fa altro che intensificare le voci secondo le quali si starebbe facendo in modo che questa storia, così come le altre vicende di cui vi daremo conto, finiscano nel dimenticatoio. Noi abbiamo una serie di documenti per certi versi inquietanti e una memoria di ferro. Speriamo abbiano uguale memoria le autorità competenti a vigilare sul corretto utilizzo dei soldi pubblici.

 

 

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