L’ambulanza inizia a sbandare pericolosamente sulla corsia di marcia, l’autista prova a tenere il mezzo, evita il ribaltamento, ma non l’uscita di strada dopo alcuni secondi di terrore. Sono le 13 di un ordinario sabato di follia. Il mezzo prcede in direzione Gravina sulla statale 96. L’equipaggio che ha rischiato la pelle è quello della postazione medicalizzata di Altamura. Non è la prima volta.

Pare abbia ceduto una parte meccanica della ruota anteriore sinistra (Nella foto il momento del recupero del mezzo, proprio a ridosso della camera calda dell’ospedale murgiano). Medico, infermiere e autista sono sotto shock. Nel mezzo c’è un paziente. Fosse stato un codice rosso, probabilmente sarebbe morto. Di questo passo, però, la tragedia è solo rimandata. Superato lo spavento, equipaggio e paziente riprendono il viaggio. A passo d’uomo raggiungono l’ospedale della Murgia. A quel punto chiamano i “responsabili” e dopo tre ore – sì, tre ore – di standby, l’ambulanza torna operativa.

Abbiamo raccontato decine di questi episodi e il fatto che non si sia ancora intervenuti in maniera risolutiva, denota un comportamento irresponsabile e per certi versi criminale. Il mezzo in avaria è stato sostituito da un’ambulanza aziendale con più di 340.000 chilometri (arrivata da Triggiano, sede del coordinamento del 118 barese). Sì, 340.000 chilometri. La storia si ripete. Il territorio resta scoperto e l’unico presidio per molte ore è la postazione di Gravina (o di Altamura a seconda dell’incidente di turno), intervenuta nel pomeriggio per soccorrere un automobilista dopo un schianto. Se fosse stato necessario l’intervento di un altro mezzo di soccorso? Sarebbe arrivato in tempo per salvare una vita?

Questa volta, il coordinamento ha preferito evitare l’ennesima figuraccia, non sostituendo l’ambulanza in panne con una di quelle in dotazione all’ospedale della Murgia, inadatte al trasporto in emergenza, perché vecchie e malconce con 388.136, 287.000 e 286.666 chilometri sul groppone. Siamo al paradosso. Un operatore non può rifiutare di salire a bordo di un mezzo che mette a repentaglio la vita di tutti, ma lo Stato può revocare la convenzione a un’associazione di volontariato se questa usa un catorcio simile nelle postazioni del 118. Chi controlla i controllori?

Sull’accaduto registriamo la denuncia durissima di Francesco Papappicco, medico del 118 e referente regionale del sindacato FSI 118.  «Se uno protesta su questioni di merito è considerato un sabotatore – tuona il medico – Se invece è disposto a coprire le inefficienze del sistema, le mancate risposte e ed evitare polemiche è considerato un virtuoso e non omertoso, meritevole di stima e riconoscimenti. Gli operatori sanitari aziendali sono stanchi di denunciare le note condizioni di rischio cui sono sottoposti equipaggi e pazienti. Esausti delle promesse cui non seguono i fatti.Da anni suggeriamo soluzioni alternative come il noleggio di mezzi idonei e a norma, nelle more dell’avvio del famigerato riordino, ormai diventato una barzelletta. Nessuna risposta. A questo punto se pregiudicare l’incolumità dei pazienti e degli operatori è diventato un malcostume “de facto” tenteremo di adire le vie “de iure” per contrastare l’ignavia che regna ai piani alti di certi uffici».

Non si può che essere d’accordo. I cittadini dovrebbero sapere quanti soldi la Asl spende per la continua manutenzione delle ambulanze; dovrebbero conoscere cosa gli succederebbe in caso di un malore o un grave incidente nei lunghi periodi in cui il territorio resta scoperto. Che fine hanno fatto le automediche? E la gara per l’affidamento delle ultime sette postazioni aziendali alle associazioni di volontariato? Siamo sempre più convinti che l’attuale gestione del 118 barese sia pericolosa e incocludente. Il primario di un pronto soccorso non può esserene il coordinatore. Così come la centrale operativa e il coordinamento non possono rispondere a due organismi diversi. Il direttore generale della Asl di Bari, Vito Montanaro, deve accelerare i tempi se vuole evitare di incorrere negli stessi errori di chi lo ha preceduto e speriamo che intanto nessuno ci lasci la pelle.

In queste condizioni medici, infermieri e soccorritori sono tesi. Corrono seri rischi esattamente come i pazienti che trasportano ogni giorno. Gli stessi rischi ai quali si sottopone, suo malgrado, il personale dell’ospedale della Murgia, costretto a lavorare in queste condizioni. Nel momento della tragedia, di una morte per distrazione, per esempio, è troppo facile prendersela con gli operatori sanitari. I veri responsaili perdono tempo nelle stanze dei bottoni in inutili vertici e riunioni.

 

 

 

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