In più di trent’anni di speranze, illusioni, abbandono, promesse di sviluppo e lavoro sono stati spesi e buttati dalla finestra così tanti soldi da non sapere ormai quanti siano effettivamente. Molti dei quarantenni di Carbonara sono cresciuti vedendo sgretolare la struttura sotto i propri occhi, pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno.

Benvenuti in quella che sarebbe dovuta essere la Rsa dell’Ipab (Istituto pubblico di assistenza e beneficenza) “Opera Pia”. Ampliamento di quella attuale all’interno dell’ospedale Di Venere. Un ente alla deriva, con milioni di euro di debiti, dipendenti perennemente in protesta. Nel rudere, svuotato di infissi, piastrelle, tubi, cavi e quasiasi altra cosa, ci sono tracce di sangue fresche, graffiti sui muri, anfratti ben nascosti, resti di un fuoco acceso da poco.

Tossicodipendenti, writers, ragazzini, greggi di pecore, rom, senza fissa dimora e criminali locali utilizzano il rudere di proprietà regionale a proprio uso e consumo. I palazzinari baresi ci hanno messo da oltre un decenio gli occhi addosso. Accordi di programma, bandi di riqualificazione. Tutto fumo.

Sotto l’asilo annesso alla struttura ci sono ipogei romani. Tutto abbandonato, come l’abbazia di Sant’Angelo. Nel 2013 sembrava essere fatto, almeno per l’abbazia. Si annunciò l’imminente recupero, c’erano persino i soldi. Persi anche quelli.

Piove al piano terra. I muri sono fradici. Dopo il blitz all’interno dell’ex ospedale militare Bonono, in corso Alcide De Gasperi, abbiamo fatto irruzione anche all’Opera Pia, che non è possibile chiamare ex perché in realtà non ha funzionato un solo giorno. Degrado, abbandono, pericoli ovunque. Nemmeno la tragedia di Ciccio e Tore, a Gravina, ha insegnato niente a nessuno.

Indignazione e rabbia. Sono questi i principali sentimenti della gente di Carbonara, Ceglie e Loseto, i quartieri che avrebbero usufruito maggiormente della struttura da 400 posti per anziani non autosufficienti, che prevedeva anche aree verdi attrezzate aperte al pubblico. In un momeno di grande difficoltà, in cui non si riescono a dare risposte che vadano oltre le emergenze ai baresi, ai richiedenti asilo, a chiunque abbia bisogno di un tetto sulla testa, appare uno spreco ancora più intollerabile.

Il IV Municipio e l’Amministrazione comunale stanno pensando come recuperare l’immobile, sempre che sia ancora possibile e che l’unica soluzione non sia la demolizione “per pubblica sicurezza”, in modo da poter costruire altre centinaia di inutili appartamenti.

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