Valentina Padolecchia è dottoressa, psicologa e terapeuta. Lavora al Policlinico di Bari, dove  assiste i pazienti oncologici. Un appuntamento importante, improrogabile, immancabile. Ma c’è un problema.

La psicologa vive in zona Santa Rita e di qui, prende – o meglio, dovrebbe prendere – i mezzi pubblici per raggiungere la sua sede di lavoro. L’appuntamento di oggi nel suo reparto e con i suoi “clienti” era alle 10.15 del mattino. E oggi, quell’autobus, si è fatto attendere. Sì, perché alla signora Padolecchia non è bastato scendere un’ora prima del suo appuntamento, ossia alle 9.15, per arrivare in tempo al Policlinico. Ha aspettato alla fermata di via Lama del Duca, prima il numero 6 dell’Amtab, poi il numero 11, ma niente.

Forse alcuni autisti, già malati a Capodanno, hanno avuto una ricaduta. O forse, non c’erano abbastanza mezzi per garantire un servizio efficiente ai baresi. Fatto sta che la dottoressa non arriverà puntuale, rischia di essere additata come lavativa, di dover dire una verità che puzza di scusa da scuola media. Ma, cosa peggiore, domani la nostra psicologa dovrà rinnovare il suo abbonamento mensile al servizio Amtab. «Con quale spirito pagherò i soliti 35 euro? Se avessi alternative – ci confessa la psicologa – non prenderei l’autobus. E di salire sui mezzi senza un biglietto non se ne parla. La gente onesta è anche sfortunata. Nell’unico giorno senza il ticket giornaliero, sarei beccata da un controllore. Sì, io, a differenza dei tanti portoghesi che non hanno mai pagato un biglietto».

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