I veri pazzi stanno alla Asl, non nel reparto di Psichiatria dell’ospedale della Murgia. Folle è chi continua a bistrattare l’unità, facendo finta che non ci siano problemi. Cattiva organizzazione, sottodimensionamento e sprechi – capitolo specifico su cui torneremo – finiscono per ripercuotersi sul lavoro di tutto il personale e sui pazienti.

Ma partiamo dall’inizio della nostra storia dissennata, con l’autorizzazione all’esercizio del nosocomio per un totale di 139 posti letto, 15 dei quali proprio nel reparto di Psichiatria, prevista dalla delibera regionale del 18 aprile 2014 (protocollo 15721APS1). Un posto ogni 10mila abitanti. Tra i requisiti previsti per l’apertura, l’ospedale doveva essere partecipe al sistema dell’emergenza-urgenza e garantire la guardia attiva in tutti i reparti, quindi, anche in Psichiatria. Non è mai stato così.

Iturno di notte con il giorno successivo libero, per intenderci, non è mai stato istituito. Attualmente i posti letto sono 10 più uno (la barella ndr). Nonostante la mancanza di posti, capita che dal reparto siano transitati anche 13 pazienti contemporaneamente. Il personale ce la mette tutta, ma è costretto a prendere decisioni molto rischiose, per gli utenti e per sè stessi. Anche i pazienti portati in ospedale con la forza per i cosiddetti “trattamenti sanitari obbligatori” (TSO), hanno il diritto di scegliere di farsi curare quanto più vicino alla propria abitazione. Nell’ospedale della Murgia capita di vedersi negare questo diritto.

A quel punto, quando non c’è posto, ci sono due casi. Nel primo il medico prende la responsabilità di dimettere suo malgrado il paziente dopo la visita e averlo mediamente monitorato, salvo poi scoprire che si è, per esempio, suicidato una volta tornato a casa; oppure trasferire l’utente dovunque ci sia posto, anche fuori regione, persino a Milano. In questo caso si tiene occupata a lungo un’ambulanza, sottraendola alle necessità del territorio, ma poi bisogna pagare tutte le spese di viaggio, trasferte agli accompagnatori e straordinari. Appunto, gli straordinari. Attualmente, soprattutto gli infermieri, accumulano anche più di 300 ore di straordinario al mese, a circa 20 euro lordi a ora. Questa sì, che è roba da matti.

Il primario del reparto, Ennio Ripa, ha sollecitato più volte l’adeguamento del numero delle varie figure sanitarie necessarie a consentire l’ampliamento a 15 posti letto. Anche la Commissione prevenzione della Regione chiede da tempo una simulazione dei turni per lo stesso motivo. Tutto, però, resta fermo. In queste condizioni il direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl di Bari, Domenico Semisa, non può certamente simulare un bel niente. La pianta organica autorizzata prevede: 1 direttore; 5 dirigenti medici (ne mancano 2); il caposala, che non c’è; 15 infermieri (ne mancano 3); 8 operatori socio sanitari (ne mancano 3); e poi non ci sono mai stati il tecnico per la riabilitazione psichiatrica, il dirigente psicologo e un collaboratore amministrativo.

Una cosa è certa: i familiari dei pazienti che afferiscono per territorio al reparto di Psichiatria dell’ospedale della Murgia, possono deunciare e chiedere i danni se costretti a un ricovero lontano da casa, in considerazione dei 15 posti letto previsti dalla delibera regionale e mai entrati a regime. La guerra senza soldati non si può combattere. Per fortuna, quelli che sono stati buttati nella mischia con la promessa di un miglioramento, che non c’è mai stato, si fanno in quattro e non sono ancora diventati pazzi.

 

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