di Antonio Loconte e Tiziano Tridente

Nicola non ha ancora 18 anni, ma le sue idee sono chiarissime: “Un altro governo, un’altra riforma, le stese parole”. Insieme a una trentina di compagni di scuola ha occupato il liceo Calssico Socrate durante la notte. “La cultura – non si taglia. La cultura non si appalta. La cultura non si vende”. È questo il motto che sta creando fermento tra gli studenti baresi. L’occupazione si sta espandendo a macchia d’olio: Marco Polo, Marconi, Lenoci, SantarellaElena di Savoia occupati. “Non è non è la nostra prostesta – continua Nicola – la svendita dell’istruzione penalizza tutti, soprattutto i licei e gli istituti dove la conoscenza è più che altro teorica”. L’intenzione, esattamente come successe un paio d’anni fa, è quella di andare avanti in maniera decisa. Almeno una settimana di occupazione e autogestione.

“Non vogliamo allungare le vacanze di Natale – tuona Nicola – ma far capire che non si può limitare l’italia a un popolo di operai spacializzati”. Nel comunicato affisso alla recinzione dell’Itituto si parla di “stupro”, che i governi compiono anno dopo anno ai danni degli studenti, delle loro famiglie e di quelle di collaboratori scolastici e docenti. “Nell’ultima riforma – incalza lo studente – di liceo Classico non si parla nemmeno. Ma adesso mettetevi comodi. Sedetevi, se lo ritenete opportuno. Ve lo spieghiamo noi chi siamo. Siamo fucine. Fucine di idee, di menti, di saperi. Noi non condividiamo, non nella sterile logica dei social network, tanto cari all’attuale governo. Noi condividiamo e scambiamo le nostre conoscenze, siamo più grandi e più forti. Noi collaboriamo, siamo solidali”.

E poi la precisazione. “L’occupazione – spiegano – non è un’azione di conflitto contro i nostri docenti, la nostra dirigente o le nostre famiglie. È conflitto reale, costruttivo. È più facile tagliare, dimenticare, piuttosto che lavorare con e per gli studenti e il personale scolastico. Siamo e saremo sempre qua”.

Il dirigente scolastico del Socrate, intanto, ha deciso di non disattivare l’allarme – almeno per il momento – creando qualche disagio agli occupanti che, per questo primo giorno si stanno riunendo in quelle che chiamano “commissioni”, e soprattutto ai vicini. Siamo davvero sicuri che sia questa la buona scuola?

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