In una lettera aperta indirizzata al Sindaco di Bari, il Forum delle Associazioni Familiari lamenta la scomparsa dei termini “madre” e “padre” dai moduli di iscrizione alle scuole materne, in luogo delle diciture più neutre “genitore 1” e “genitore 2”.

La nuova terminologia è il mantenimento di una promessa fatta da Antonio Decaro alle associazioni che difendono i diritti lgbt, in campagna elettorale. Una dicitura diversa, a tutela delle coppie omosessuali che però, in Italia, non possono adottare bambini e di conseguenza compilare moduli di iscrizione alla materna – un po’ come dare a un pescatore il permesso di mangiare l’eventuale pesce catturato, ma non rilasciargli la licenza di pesca – forse sarebbero altre le battaglie cui dare priorità.

D’altro canto, però, le associazioni delle famiglie appaiono preoccupate che “genitore 1”, invece che “madre”, possa far sentire una donna meno mamma e che rendere più tecnico un atto burocratico possa aprire alla lesione del diritto dei bambini a vivere in una famiglia “con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo ed alla loro maturazione affettiva”. 

Alla fine, genitore 1, genitore, 2, genitore √-1. Chiamiamola un po’ come ci pare, la mamma è sempre la mamma.

Di seguito, il testo della lettera inviata al Sindaco.

Egregio sig. sindaco,
apprendiamo con interesse e non senza perplessità che anche a Bari le parole “mamma” e “ papà” sono divenute sinonimo di omofobia.
“Ho inteso mantenere l’impegno preso durante la campagna elettorale” lei ha dichiarato ”perché sono convinto che sia la politica a doversi adeguare al sentimento comune dei cittadini. La società ha fatto passi in avanti, in merito alle tutele dei diritti degli omosessuali, che la politica invece stenta a fare”
E’ evidente dunque che anche a Bari “il sentimento comune” dei cittadini e delle famiglie NON è omofobo, come lei stesso riconosce; a Bari si rispettano le persone omosessuali e le loro scelte private. Ma cosa c’entra questo con l’eliminazione delle parole padre e madre dal modulo di iscrizione alle scuole materne, sostituendole con “genitore 1” e “genitore 2”?
E’ necessario tener conto della realtà: e dunque, da quando un bambino nasce da due persone dello stesso sesso? E se vogliamo proprio forzare la legge e farle dire quello che la natura non dice, in Italia, sia la Costituzione che diversi pronunciamenti della Corte Costituzionale hanno ribadito più volte che la famiglia è composta da una mamma e da un papà e non da un genitore 1 ed un genitore 2.
Quindi, in che modo le persone omosessuali sarebbero discriminate dall’adozione della dicitura “genitore 1” e “genitore 2”, anziché dal permanere dei più antiquati “papà e mamma” sul modulo di iscrizione di un bambino ad una scuola materna comunale barese?
La “stepchild adoption” non è ancora divenuta parte dell’ordinamento giuridico italiano, e molte riserve vi sono in proposito.
Comunque, anche se questa possibilità divenisse realtà, cosa vieterebbe il permanere delle parole “papà e mamma”, eventualmente accanto alle nuove diciture? Francamente, signor sindaco, ci sembra ideologico far passare attraverso queste formule la tutela delle persone omosessuali, a cui va tutto il nostro rispetto.
Ci sembra invece interessante ed opportuna tanto la riflessione su diritti, doveri e responsabilità delle coppie omosessuali, quanto, e certo anche più urgentemente, la concreta azione di tutela e supporto delle famiglie naturali baresi.
Forse Lei non lo ricorderà, ma quando Michele Emiliano era ancora sindaco di questa città, nel marzo 2010, egli sottoscrisse un protocollo d’intesa con il Forum delle associazioni familiari che impegnava la sua amministrazione e quelle che poi si sarebbero susseguite alla guida del Comune di Bari, alla collaborazione stretta con le associazioni familiari baresi per la costruzione di un sistema coerente di politiche familiari. In quel Protocollo si parlava di fisco, tariffe, scuola, welfare, sanità, casa…; addirittura si prevedeva l’istituzione di una Agenzia per la famiglia, incardinata all’interno dell’amministrazione comunale, per il coordinamento delle diverse politiche perché esse fossero davvero family friendly.
A distanza di quattro anni, quel Protocollo è rimasto sulla carta; e spiace constatare tanta differenza fra il trattamento, la disponibilità e l’attenzione riservate alle associazioni LGBT e quelli dimostrati nei confronti di quelle famiglie che sono il fondamento di questa città, il laboratorio di cittadinanza attiva, di soggettività sociale, di costruzione del bene comune che esse, nel momento in cui si impegnano a mettere al mondo ed a tirar su dei figli, di fatto divengono. La qualità del loro lavoro dipende da tutta la comunità cittadina; specialmente ora, che si trovano a pagare i conti di una crisi il cui peso si scarica in grandissima parte su di esse.
Per questo, signor sindaco, vorremmo che si desse meno spazio all’ideologia, e molta più attenzione alla vita reale di chi ogni giorno genera e costruisce il futuro di questa città.
Pertanto, chiediamo ai papà ed alle mamme che iscrivono il proprio figli all’asilo comunale di Bari di continuare a definirsi, anche sulla modulistica preposta, “padre” e “madre”.
Chiediamo alle forze politiche di portare in Consiglio comunale il dibattito sull’opportunità di sostituire nei moduli di iscrizione agli asilo nido comunali le parole “mamma e papà “ con “genitore 1 e genitore 2”
Ribadiamo “il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo ed alla loro maturazione affettiva, continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva”(Papa Francesco, 11 aprile 2014)

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