«Se il sindaco di Bari e l’azienda non ci convocano per risolvere il problema ci rivolgeremo alla magistratura». A parlare è Michele Lepore, sindacalista della Cisas. Si è fatto portavoce delle angherie e dei disagi accumulati negli anni da 49 autisti dell’Amtab, la municipalizzata che gestisce il trasporto pubblico barese. Una situazione che, insieme alla quasi inesistente manutenzione dei vecchi autobus, compromette l’efficienza del servizio. Quest’anno l’azienda ha già fatto ricorso a 70.000 ore di straordinario. L’anno scorso erano state 60.000. Numeri spaventosi. Eppure ci sono 49 autisti assunti con un contratto part time a 26 ore mensili. La loro protesta non è solo una rivendicazione personale, comunque sacrosanta, ma un campanello d’allarme sullo sfascio del trasporto cittadino. Una condizione che esaspera gli utenti e aumenta in maniera esponenziale aggressioni e tensioni.

Uno stipendio base di 700 euro, che si cerca di far salire proprio ricorrendo quanto più possibile agli straordinari. Ciò significa rimanere alla guida anche 13 ore al giorno, contro le 9 previste dalla legge. Intollerabile, soprattutto se di cosidera che l’Amtab non ha personale sufficiente in pianta organica. La Regione Puglia paga all’Amtab poco più di 2 euro a chilometro per 10 milioni 350mila chilometri ogni anno. Calcolando che un autista non può farne più di 25mila, è possibile stabilire che gli autisti devono essere 414. Attualmente ce ne sono 370. I conti non tornano.

A non tornare, però, sono anche certi atteggiamenti aziendali sempre sul filo della discriminazione. Un paio di esempi su tutti. Ai 49 autisti vengono cambiati i turni in maniera improvvisa con la solita solfa “dell’esigenza di servizio”, senza tenere conto che possano aver preso un altro impegno lavorativo per integrare la paga, come previsto dall’articolo 2, comma 2 della legge 61 del 2000. Senza contare la disdicevole prassi di annullare in maniera repentina e con un sms, le giornate richieste nei tempi previsti per usufruire della legge 104, quella che garantisce al lavoratore tre giorni di assenza retribuiti al mese per assistere parenti disabili al cento per cento.

«Eppure – spiega Michele Lepore – basterebbe abbattere del 50% gli strordinari e assumere questi 49 autisti con un contratto full time, per assicurare alla città un trasporto ai limiti della decenza. Non è più possibile continuare a usare due pesi e due misure. Si sta giocando con le vite di tante persone. È una vergogna».

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