«Non c’è stata alcuna retrocessione del suolo al Comune». Punto. Per l’avvocato Amenduni rappresentante della famiglia Messeni Nemagna la sentenza emessa il 20 novembre della Corte d’Appello di Bari parla chiaro. L’accordo del 2002 è valido e dunque la Fondazione Lirico Petruzzelli e Teatri di Bari deve riconoscere e versare ai Messeni Nemagna il canone fissato con l’accordo, mezzo milione di euro l’anno e le successive rivalutazioni. Parliamo ormai di circa 3 milioni che vanno ad appesantire notevolmente la disastrosa situazione in cui già versano le casse dell’Ente. Roba da colpo di grazia.

«Noi non vogliamo cacciare nessuno – prosegue l’avvocato Amenduni – vogliamo solo che la Fondazione, come ogni bravo inquilino, paghi il canone di locazione. Tutto qua».

Di parere nettamente contrario la Fondazione: «Trattasi di una sentenza che ha confermato la sentenza di primo grado ed ha completamente rigettato la domanda principale proposta da Vittoria Messeni Nemagna (a cui in primo grado avevano aderito anche gli altri eredi Petruzzelli) di risarcimento dei danni asseritamente subiti per l’inadempimento del protocollo del 2002 e per il preteso uso illecito del marchio del Teatro Petruzzelli da parte della Fondazione. Si tratta dell’ennesima sconfitta degli eredi Messeni Nemagna contro la Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari».

Sulla questione del marchio l’avvocato Amenduni è d’accordo con la Fondazione però «Non può prendere il bello dell’accordo e rifiutare il brutto. L’Ente può e deve usare il marchio, purché rispetti tutto il Protocollo d’Intesa e non solo una parte. Può usare il marchio se versa il canone di locazione, cosa che non sta facendo».

Nella galleria fotografica pubblichiamo le 12 pagine della sentenza.

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