La tragedia del Francesco Padre, il motopeschereccio affondato nelle acque dell’Adriatico durante una battuta di pesca il 4 novembre del 1994, è una di quelle storie al’italiana che si è tentato di dimenticare, attraverso verità negate dal solito segreto di Stato. A distanza di venti anni ci si interroga ancora su ciò che successe quella maledetta notte di novembre. Luigi De Giglio, Giovanni Pansini, Francesco Zaza, Mario De Nicolo e Saverio Gadaleta erano andati per mare come mille altre volte prima di quella. Molfetta non dimentica. I molfettesi hanno ricordato il dramma in un incontro pubblico presso la chiesa della Madonna della Rosa, non solo una commemorazione.

Alla commemorazione hanno preso parte l’ammiraglio Salvatore Giuffrè, il magistrato Nicola Magrone, il responsabile del gruppo operativo subacquei della Marina Militare Giovanni Modugno, il palombaro della Marina Militare Angelo Nitti e il sindaco di Molfetta Paola Natalicchio.

Una verità venuta a galla solo in parte, le famiglie della vittime vogliono sapere, hanno il diritto di sapere cosa sia realmente successo vent’anni fa. Ad oggi sappiamo che l’esplosione del peschereccio sarebbe stata la conseguenza di un trasporto illegale di esplosivo, che avrebbe poi innescato la deflagrazione a bordo. O meglio, con questa sentenza fu archiviato il caso nel lontano 1997.

Caso riaperto tredici anni dopo, nel 2010, dalla Procura di Trani, dando così il via alle indagini che ipotizzano il reato di “omicidio volontario”. Da un’ispezione sottomarina sul relitto del Francesco Padre, risalente al 2011, è nato un cortometraggio girato dal gruppo operativo subacquei della nave “Anteo”, mostrate in pubblico in occasione della commemorazione.

Il docufilm “Francesco Padre” è stato presentato in anteprima nazionale proprio a Molfetta. La regista Donatella Altieri naviga così in acque diverse rispetto all’inchiesta archiviata nel 1996, portando alla luce quelle immagini che tanto hanno commosso amici e parenti delle vittime a bordo, che in coro chiedono ancora giustizia.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here