Quello delle ultime due settimane, più che un elenco di incidenti, sembra un bollettino di guerra. Vi abbiamo raccontato una serie di tragedie della strada, con morti e feriti, in alcuni casi giovanissimi. Conducenti ubriachi o alla guida con il cellulare in mano, troppo disinvolti; in molti casi senza aver allacciato la cintura di sicurezza, o con l’acceleratore a tavoletta nonostante pioggia, nebbia e asfalto bagnato. Avete scritto decine e decine di commenti, anche invitandoci a non pubblicare le fotografie tremende degli impatti. Noi, al contrario, siamo convinti che in questi casi girarsi dall’altra parte non aiuti. In altri paesi europei le televisioni di Stato, mandano in onda immagini raccapriccianti a colazione, pranzo e cena.

Il risultato? Gli incidenti sono diminuiti, soprattutto quelli mortali. Da noi, invece, si vedono solo angioletti. Tra i tanti pareri ricevuti ce ne sono alcuni che colpevolizzano stato di manutenzione e tipologia di asfalto. C’è, poi, chi continua a scagliarsi contro i mancati controlli da parte delle forze dell’ordine. La verità, purtroppo, in molte circostanze fa più male perché la maggior parte delle colpe è ascrivibile agli automobilisti, molti dei quali si rifiutano di vederle quelle immagini raccapriccianti. Ne abbiamo parlato con Tonio Coladonato, presidente dell’associazione vivilastrada.it.

«Non esistono strade killer, i veri killer siamo noi», tuona Coladonato. «Quanti di voi rispettano i limiti di velocità? – continua il volontario – i cartelli ci sono, ma li ignoriamo sistematicamente. La maggior parte degli automobilisti non ha capito quanto sia fondamentale l’uso della cintura di sicurezza. I conducenti ogni tanto la indossano; i passeggeri anteriori solo in casi eccezionali; chi sta sui sedili posteriori, invece, spesso pensa che a lui non succeda mai niente». Uno dei ragazzi rimasti uccisi recentemente, è morto mentre dormiva sul sedile posteriore dell’Alfa Romeo guidata da un amico. Erano in tre in auto e nessuno aveva pensato di rimanere sobrio. Il conducente aveva un tasso di alcol nel sangue due volte superiore a quello previsto dalla legge.

Non si ha nemmeno la percezione di quanto possa essere rischiosa la velocità, persino senza pioggia. Facciamo un esempio. Mettiamo il caso di un impatto a 50 chilometri orari. I passeggi posteriori a quella andatura, apparentemente innocua, vengono catapultati in avanti con un peso triplicato rispetto al proprio peso corporeo. Cinquanta chili diventano centocinquanta. Le conseguenze possono essere drammatiche anche in questi casi. «Quando si scrive che il conducente è stato sbalzato fuori – spiega Coladonato – non significa altro che non aveva allacciato le cinture. Tante volte non si muore per l’incidente in sé, ma perché i passeggeri urtano tra loro o nell’abitacolo. In molti casi la morte avviene in macchina proprio perché i passeggeri sbattono da una parte all’altra».

A questo punto arriva il solito, purtroppo impietoso, paragone con il nord. «Sono stato a Pesaro qualche giorno fa – spiega Coladonato – Certo, anche qui c’è chi non indossa la cintura, ma si può contare sul palmo di una mano. Non dobbiamo prendercela con la strada, con la polizia che non può fare i controlli. Faccio un altro esempio: sulla strada 172 dei Trulli non ci sono piazzole per fare controlli. Dal 2007, ai tempi di Loizzo assessore alla Mobilità, azzardai che non sarebbe stata messa in sicurezza. Avevo ragione, nonostante le decine di milioni di euro stanziati, le promesse fatte e l’accusa di essere solo un uccello del malaugurio. La politica dorme e poi commissiona campagne spot sulla sicurezza stradale, senza una visione programmatica, senza capire quanto la prevenzione sia fondamentale».

«Parlare di omicidio stradale va benissimo così come inasprire le pene – incalza il volontario – ma si possono applicare le leggi esistenti e vi assicuro che con quelle si può fare già molto.  E che dire degli automobilisti che circolano senza l’assicurazione, la revisione o addirittura che non hanno la patente? È anche vero che non sempre le istituzioni fanno la propria parte, proprio come nel caso della tanto contestata inefficacia del manto stradale adottato per i lavori originari o per i rattoppi. In molti casi non viene usato l’asfalto drenante, ma soprattutto non mettono le pendenze in sicurezza. Su decine e decine di arterie, anche a grande scorrimento si formano grosse pozzanghere proprio perché non sono state rispettate le pendenze».

«I veri responsabili del notro destino – conclude Coladonato – siamo noi. C’è poco da fare. Attraversiamo la strada messaggiando senza prestare un minimo di attenzione; circolano decine e decine di motorini “truccati” in molti casi anche sotto gli occhi di chi dovrebbe vigilare e sequestrarli quei motorini. In quanti usano caschi non omologati o non li allacciano? Senza contare i genitori che danno soldi ai propri figli senza rendersi neppure conto dell’uso che ne fanno, senza accorgersi che in tanti ormai abusano di alcol e sostanze stupefacenti. Non si può sempre pensare che siano altri a educare i nostri figli. Bisogna rispettare le regole e avere più rispetto della propria vita e di quella degli altri».

 

 

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