Da qualche mese, ormai, vi teniamo aggiornati sulla crisi del gruppo editoriale di Conversano, l’asso pigliatutto dell’emittenza radio-televisiva pugliese. Una situazione che in molti mal sopportano, dai connotati sempre più misteriosi, soprattutto alla luce degli annunciati licenziamenti. Un caos senza precedenti con una serie di palesi contraddizioni su cui si stanno accendendo non solo i riflettori dei media.

Da un lato qualche dipendente della Fono.vi.pi, l’azienda che si occupa della pubblicità del gruppo, ha ricevuto la lettera di licenziamento e altri 55 la riceveranno a settembre dopo l’ennesimo mancato accordo con i sindacati; dall’altro si ricorre alle super consulenze. Recentemente è arrivato un bravo autore da Milano, Leo Zani, uno davvero in gamba al quale è stata affidata la responsabilità delle produzioni, il settore cancellato dal piano industriale per colpa della crisi. Secondo alcune indiscrezioni pare, che non potendo produrre niente in casa, a Converano stiano facendo incetta di programmi nati sul web, da mandare in onda su Telenorba (un paradosso se considerate che nel piano industriale presentato dall’azienda la parola internet non compare da nessuna parte).

Nelle prossime settimane è atteso un altro autore da Milano, chiamato direttamente da Zani. A fare che? Una produzione, una specie di documentario su Cellino San Marco. A pagare sarebbe per metà Telenorba, per l’altra metà – sempre a sentire le nostre bene informate fonti – il cittadino più illustre del paese, Albano Carrisi.  Il documentario su Cellino San Marco non sarebbe l’unico della serie.

Tutti professionisti del Nord, chiamati per realizzare programmi da mandare in onda sui canali di un Gruppo, che ha annuciato di non poter più produrre niente a causa delle difficoltà economiche. Del resto, se non mandi niente in onda chi ti vede? E a chi potresti andare a chiedere di investire in pubblicità? Certi professionisti e certe produzioni non costano due soldi. La teoria tanto cara nelle stanze dei bottoni di via Pantaleo è sempre la stessa: se si tratta di gente esterna, meglio se arriva da Milano e dintorni, si stendono i tappeti rossi e si tira fuori caviale pregiato e champagne d’annata – vedi gli autori del programma di punta, il fiore all’occhiello, la punta di diamante di tutto il palinsesto estivo: il Battiti Live, profumatamente pagati a differenza degli operai e dei tecnici.

Quando, invece, si parla di loro, dei dipendenti e dei collaboratori terroni, quelli buoni per ogni stagione, da pagare quel tanto che basta – se basta – va bene tutto, anche fare da scudo con gli ispettori del lavoro, che sicuramente per la tappa di Gallipoli, ma forse anche in occasione di altre tappe (non ne abbiamo conferma),  hanno elevato alcune contravvenzioni – anche a tre zeri – per evidenti inadempienze in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le nostre ben informate fonti, inoltre, ci dicono che sarebbero stati multati anche alcuni fornitori. In questo caso, però, il condizionale è d’obbligo.

Ciò che fa riflettere è che in passato, i presupposti per cui l’azienda e il suo personale potevano essere multati ci sono sempre stati – lo dimostra l’idea di pensare che si potesse perseverare in certi comportamenti – così come ci sono sempre stati i controlli. Magari, anche questo può essere un segno di una dinastia depotenziata e meno autorevole rispetto a quanto non fosse in passato.

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