«Se farai parte del gruppo Norba potrai assicurarti il tuo futuro e contribuire a far crescere l’occupazione per gli altri». Quando abbiamo letto  –  soprattutto alla vigilia dei 74 licenziamenti annunciati dall’azienda editoriale di Conversano – abbiamo subito creduto allo scherzo. È incredibile, ma è tutto maledettamente vero. Il messaggio è solo una delle indicazioni inviate via mail qualche giorno fa dall’assistente di presidenza, per segnalare i desiderata dell’ingegner Montrone sui contenuti dei nuovi spot per il reclutamento del personale della Fono VI.PI., la concessionaria pubblicitaria del Gruppo Norba.

Da un lato si sbatte la porta in faccia a 74 persone, molte delle quali sanno già di avere il futuro segnato e che non ci potrà essere nessuna trattativa; dall’altro si ingaggiano nuovi agenti pubblicitari, promettendo loro un futuro che non c’è, a maggior ragione in questo particolare momento storico per l’azienda.  La pubblicità è l’anima del commercio e questo a  Conversano lo sanno bene. Ciò che il Gruppo Norba non ha mai considerato, invece, è che i dipendenti sono l’anima dell’azienda; che potrebbero esserci altre strade possibili, se solo ci fosse la voglia di investire realmente.

Ma quali sono gli altri desiderata di sua emittenza? Lo spot da cui bisognerebbe partire per crearne uno nuovo, è  quello mandato in onda nel lontano 2010. Probabilmente i guru della comunicazione non si sono accorti che il mondo è cambiato. Si licenzia senza che nel piano industriale compaia una sola volta la parola internet. Nessun investimento sul web, al contrario di quanto sta succedendo ormai da tempo in buona parte del mondo. Per farsi un’idea basta cliccare su www.telenorba.it.

Continuando a leggere l’email inviata dal braccio destro del capo, si comprende quanto il presidente tenga a far sapere ai candidati che l’incasso è «1.000 euro al mese di rimborso oltre a una percentuale sui contratti stipulati e contributi Enasarco». Non solo.  Ritiene fondamentale  «parlare della Fono come una concessionaria importante che nasce sin dal 1976, che gestisce mezzi tv e radio a livello locale e nazionale» e  sottolineare che «siamo leader in Italia come ascolto: Telenorba, Tgnorba-24, Radionorba tv».

La cosa che proprio non deve trapelare, invece, è che il Gruppo sta attraversando da due anni una crisi profonda, sfociata in una disastroso piano industriale che lascerà a casa 74 persone. Inoltre non deve trapelare che tutta l’operazione è stata compiuta senza un accenno di protesta, un dissenso, soprattutto da parte della politica. Ormai ci siamo. Si tratta solo di vivere nel miglior modo possibile la fase terminale di un cancro che nessuno ha voluto curare, contro il quale nessuno ha protestato, se non quando ormai le metastasi erano diventate incurabili. Tutta la vicenda del Gruppo Norba – con pochissime eccezioni – sta passando sotto silenzio, persino quello dei lavoratori che già sanno di aver perso il lavoro. Rassegnazione? Speranza in un ripescaggio?

Ciò che in ogni caso sembra un’offesa ai dipendenti, vecchi e nuovi (?), però, è quell’ultimo desiderata: «Se farai parte del gruppo Norba potrai assicurarti il tuo futuro e contribuire a far crescere l’occupazione per gli altri». Alla faccia del bicarbonato di sodio.

 

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