Il primo messaggio arriva alle 20.15: «Sei l’ultima ruota del carro, comunque avvisa i tuoi colleghi e soprattutto ki vi sponsorizza, che a settembre tutti a casa e noi prendiamo tutto». Il secondo sms, appena due minuti dopo, alle 20.17: «Illuso, siete perdenti». Il mittente è sconosciuto (ci sono le prime cifre di un numero 0805211), il destinatario è assolutamente noto: uno dei custodi del Teatro Petruzzelli e delle altre sale comunali gestite dalla Urbe, la società romana che si è aggiudicata fino a settembre prossimo la gara d’appalto europea. La stessa contro la quale protestano dal primo giorno i 13 custodi. Al entro delle ire dei dipendenti lo stipendio da fame, ricevuto dal momento in cui l’azienda ha iniziato a lavorare per conto della Fondazione. Una circostanza che fa tornare d’attualità una domanda che ci eravamo già posti: come poteva il vecchio gestore del servizio assicurare uno stipendio molto più consistente?

Qualche tempo fa un altro custode era stato minacciato di morte al telefono. Il dipendente aveva denunciato tutto alle autorità competenti, ma delle indagini non si sa ancora niente. In attesa della trasparenza necessaria, arriva un’altra tegola sulla pericolante cupola del teatro barese. L’ennesima dimostrazione di quanto il clima sia teso e di quanto dovrà sudare il sovrintendente Massimo Biscardi per riportare il sereno all’interno del Petruzzelli.

Ma chi è il destinatario? Il sospetto, fortissimo, è che l’sms sia stato spedito da qualcuno vicino, molto vicino, a un’azienda esclusa dalla gara europea per la custodia e la guardiania. La stessa che, attraverso chi scrive il messaggio, è convinta di aggiudicarsi il prossimo appalto? Non sappiamo se le due minacce siano collegate tra loro. Sarebbe gravissimo anche se si trattasse di due episodi senza alcun legame. Non siamo investigatori, ma siamo certi si possa risalire all’origine della minaccia. Chi scrive è a conoscenza di accordi sottobanco? Che ne sa di ciò che succede a settembre? E chi starebbe sponsorizzando gli attuali custodi? Sono tutte domande alle quali bisognerebbe dare una risposta immediata, per evitare che la situazione possa sfuggire al controllo.

Infine, una considerazione: i custodi continuano a protestare, non sono tranquilli, non arrivano a fine mese, in qualche caso hanno gravi problemi familiari. Nonostante tutto, però, la coltre di silenzio che avvolge la loro situazione rende tutto più complicato. In questo momento un intervento unitario dei sindacati potrebbe riaccendere i riflettori su una vicenda che deve essere portata all’attenzione di tutti.

 

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