«Porto, terra di nessuno». È la laconica scritta sul bigliettino speditomi insieme a una pendrive e a un datato pezzo della Gazzetta del Mezzogiorno. Sulla chiavetta sono contenute le fotografie pubblicate in fondo all’articolo. Il mittente, purtroppo, è anonimo, ma dopo la prima puntata della nostra inchiesta sul Porto, decido di dare seguito alla segnalazione. Gli scatti ritraggono decine di auto abbandonate in diversi angoli del Porto: sul molo Martellotta o davanti la Stazione Marittima dei Traghetti. Un paio giacciono anche oltre il Terminal Crociere. Nella maggior parte dei casi si tratta di vecchie auto malconce, senza specchietti retrovisori, senza motore, con i vetri rotti o addirittura incidentate.

È normale che ce ne siano così tante? Qualcuna si trova lì da anni – sicuramente la carcassa dello scooter e l’Audi 80, come c’è stato successivamente confermato da un paio di commercianti e alcuni lavoratori portuali. Le foto non bastano e allora vado a verificare personalmente. Mi accompagna un dipendente dell’Autorità Portuale con la sua auto. L’uomo mette subito in chiaro come stanno le cose: «Ti faccio da autista, ma niente dichiarazioni». Una volta dentro ci avvicianiamo a un gabbiotto. Ci sono tre uomini della vigilanza con un apparecchio elettronico. Uno di loro scrive su quella specie di computer la targa, ma non le generalità degli occupanti, così nessuno sa della mia incursione. Decido di non scattare altre fotografie, ne ho già abbastanza (sono della metà di dicembre ndr.)

Giriamo in lungo e in largo, rallentiamo, osservo, ma senza scendere. Conto circa una cinquantina di auto senza targa o con una parte essenziale mancante, in altre parole: abbandonate. Secondo quanto stabilito del Decreto Ministeriale 460 del 22 ottobre del 1999, sono le forze di polizia a dover fare gli accertamenti del caso, avviando in questo modo tutte le operazioni di recupero e – nel caso non si riesca a individuare il proprietario – di smaltimento.

Si tratta essenzialmente di macchine abbandonate da esportatori e venditori albanesi, montenegrini, non di rado italiani. Secondo quanto stabilito dalla convenzione firmata dall’Italia con alcuni Paesi non europei al di là dell’Adriatico, non possono essere commercializzate auto che non rispettino la normativa Euro 3. Una volta fermate alla Dogana e fatte saricare dai tir, le auto che si stanno per imbarcare o sono appena scese dai traghetti, dovrebbero essere portate nei centri di conferimento autrizzati. Gli autisti dei camio, però, senza dare nell’occhio o forse con gli occhi di qualcuno rivolti altrove – nonostante vigilanza e telecamere – lasciano i catorci dove gli pare prima di raggiungere la destinazione con il resto del carico.

Senza l’intervento delle forze di polizia l’Autorità Portuale non può intervenire, così ci è stato detto. Ciò che potrebbe fare l’Autorità Portuale, però, è evitare che si arrivi all’abbandono attraverso controlli e segnalazioni tempestive. Una delle attività del Servizio Attività Portuali. Nell’articolo di giornale dell’anno scorso allegato alla segnalazione anonima, il segretario Generale Sommariva denunciava la mancanza di soldi che, evidentemente, mancano ancora. La demolizione di ogni auto, considerando la rimozione, i 60 giorni di deposito prima che venga aperta la pratica e la pratica stessa, vale circa 200 euro. Moltiplicate la cifra per le 50 auto immortalate nelle immagini e per tutte quelle che si sono avvicendate nel tempo e avrete un’idea di quanti soldi pubblici sono stati sprecati. Con gli stessi soldi, forse, sarebbe stato possibile prevedere controlli mirati. Le spese della demolizione vengono addebitate al proprietario della strada. In questo caso all’Autorità Portuale, finanziata con soldi pubblici.

E che dire dell’immagine che diamo ai tanti turisti che sbarcano a Bari dalle navi da crociera? Uno dei punti del Porto in cui si concentra il più alto numero di auto abbandonate è lo stesso dove attraccano le navi della MSC. Non proprio un bello spettacolo.

 

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