La violenza è come il peccato, può essere veniale o mortale. Violenza è un atto amministrativo imposto a certe condizioni: vedi la gara per i costumi di Otello (123 abiti da realizzare in meno di 20 giorni) o il prezzo di una gara da concordare ex post con l’eventuale aggiudicatario. Violenza è uno schiaffo o, a maggior ragione, una minaccia di morte ricevuta al telefono. Ecco cosa è diventato il Teatro Petruzzelli, un inno alla violenza piuttosto che il contenitore culturale che i baresi vorrebbero.

Dopo gli schiaffi dati da un operaio del laboratorio della Fondazione a un collega (accusato di essere la talpa che ci ha passato le immagini sulle disastrose condizioni della struttura in cui si producono le scene delle opere) sono arrivate anche le minacce di morte. Un’altra storia, accaduta a settembre scorso, alla ripresa della stagione d’opera dopo le vacanze. La notizia, però, è trapelata solo in queste ore. “Ancora devi capire che se non te ne vai dal teatro ti spariamo in testa?” Il messaggio era rivolto a un ex dipendente della Fondazione, che ancora lavora al Petruzzelli per altre vie. Abbiamo provato a farci raccontare di più sulla telefonata dal diretto interessato, ma siamo stati liquidati con un: “Non posso parlare perché ci sono le indagini in corso”. L’episodio, pare non isolato, è stato regolarmente denunciato alla Polizia. Le indagini proseguono come proseguono quelle della procura su alcuni appalti sospetti. Non sappiamo perché l’esperto lavoratore sia stato invitato ad allontanarsi dal teatro. Evidentemente non è gradito. Forse, conosce fatti che potrebbero mettere nei guai qualcuno molto influente. L’ennesima violenza, contro il Petruzzelli.

Avremmo voluto un altro teatro, avremmo voluto un teatro di tutti, non solo di chi continua a credere che sia “cosa sua”. Prima di tagliare corto, il lavoratore ci ha detto un’altra laconica frase: “Andrò avanti senza paura, bisogna fare pulizia”.

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