La prossima stagione d’opera della Fondazione Petruzzelli – dicono i critici sempre attenti all’aspetto artistico, un po’ meno a quello finanziario – è una stagione valida, per molti versi quella della svolta. Non mancano i difensori d’ufficio delle scelte del commissario Carlo Fuortes, che nei mesi scorsi abbiamo tanto criticato, pubblicando testimonianze e documenti, forse alcuni degli stessi su cui indaga la Procura di Bari. Tra i sostenitori più accaniti dell’operato del commissario c’è il quotidiano “La Repubblica – Bari”. Sarà, forse, perché uno dei tre neo revisori dei conti è Pamela Palmi, compagna del caporedattore del giornale. La Palmi, poi, è stata revisore dei conti al teatro dell’Opera di Roma, lo stesso in cui è stato nominato sovrintendente nei giorni scorsi proprio Carlo Fuortes.

A guardare i titoli del cartellone non si può certo dire che la stagione non sia di livello, ma a quale prezzo? Ancora una volta sono stati fatti i conti senza l’oste. Tanto paga Pantalone. Il rischio, concreto, è quello che il banco salti già alla prima della stagione: l’Elektra di Strauss. Per quanti non lo sapessero e per gli altri – quelli che ignorano perché è più conveniente –  non si tratta di un’opera qualunque, ma di quella con l’organico orchestrale più grande che si conosca nel normale repertorio d’opera: 23 legni, 20 ottoni, una gran quantità di timpani e percussioni, archi a profusione (64). A voler fare un paragone, basti ricordare che un’opera di Verdi richiede solo 18 fiati (quindi legni più ottoni), qualche timpano con poche percussioni e due terzi degli archi, ma proprio quando c’è voglia di suono.

Che si tratti di un’opera impegnativa è evidente anche a un non addetto ai lavori. Fuortes se n’è andato lasciando la patata bollentissima al nuovo sovrintendente. Uno spettacolo di questo genere viene solitamente eseguito da orchestre ben rodate, affiatate. La minima incertezza potrebbe compromettere l’intera esecuzione. Per eseguire Elektra il nuovo sovrintendente sarebbe costretto a mettere insieme un’armata brancaleone, come al solito in tempi non ragionevoli. Non mettiamo in discussione la bravura dei singoli, ma l’insieme, a maggior ragione se si prende in considerazione il poco tempo a disposizione per la preparazione della falange, nonchè il fatto che in contemporanea la stessa orchestra dovrà accollarsi anche l’esecuzione dell’Alexander Nevskij di Prokofiev. Dove troveranno il tempo e i musicisti?

Bisogna raccattare 120 persone. Facciamo un po’ di conti. I maestri assunti al Petruzzelli sono poco più di 50, al netto di chi se n’è andato – per esempio il primo contrabbasso. Neppure attingendo a mani basse tra gli idonei delle varie audizioni, o ricorrendo alle chiamate dirette, si riuscirebbe a raggiungere l’obiettivo. E allora entra in scena il contestatissimo accordo siglato dalla Fondazione Petruzzelli con i Conservatori pugliesi. Vada per la valorizzazione dei giovani talenti, ma non per l’abuso nell’utilizzo dei cosiddetti “ragazzi aggiunti” che, tradotto, vuol dire non pagati perché inesperti. Entrando nello specifico si tratta di studenti e neo diplomati del conservatorio. Nella stagione 2013 sono stati impiegati in maniera esagerata. Uno di loro ci ha raccontato la sua esperienza, vissuta in attesa di una borsa di studio che forse non arriverà mai. E allora si sta facendo strada l’ipotesi di un accordo con la Ico di Lecce, come se la Provincia di Bari non avesse gente all’altezza.

Un’intesa già contestatissima, che ha mandato su tutte le furie soprattutto Nuccio Altieri, il vicepresidente della Provincia di Bari con delega alla Cultura, già consigliere di amministrazione della Fondazione Petruzzelli. Perché prendere manodopera dall’orchestra di Lecce e non da quella di Bari? Si sarà chiesto Altieri, tenuto all’oscuro fino a quando, andandosene, Fuortes ha lasciato una bomba innescata nelle mani di chi gli succederà. I sindacati sono pronti a dare battaglia per scongiurare la “spregiudicata” intesa. Perché, si chiedono anche loro, chiamare una trentina di orchestrali leccesi? E quelli che rimangono nella capitale pugliese del Barocco che fanno, rimangono con le braccia conserte? A qualcuno sfugge che ci sarebbero, per esempio, i 14 maestri ai quali è stata sbattuta la porta in faccia dopo il passaggio dall’Orchestra della Provincia (dov’erano assunti a tempo indeterminato) a quella del Petruzzelli (con un’assunzione triennale). Gli stessi maestri coinvolti nella “parentopoli” del Petruzzelli e costretti a pagare un prezzo troppo alto per una scelta lavorativa fatta per consentire la rinascita del teatro dopo l’incendio. Parentopoli che, dopo l’archiviazione, ha fatto perdere molti appigli a chi si era scagliato contro.

Elektra è un’opera dal grande impatto, complicata, che merita il massimo dell’impegno e della preparazione da parte di tutti gli artisti chiamati in causa. In queste condizioni quale potrebbe essere il risultato? Sarebbe degno del palco del Petruzzelli? Una cosa è certa: non vorremmo essere nei panni del nuovo sovrintendente, chiamato a porre rimedio alle operazioni “gagliarde” messe in piedi dal commissario Fuortes, che ha già sottoscritto molti dei contratti con gli artisti coinvolti nella nuova stagione, senza sapere su quanti soldi potrà effettivamente contare. Comune e Provincia hanno annunciato tagli significativi al contributo pubblico. La Camera di Commercio (unico ex socio privato) lascerà a gennaio. E, infine, che dice il sindaco di Bari? Il 21 dicembre del 2012 aveva scritto a Fuortes dicendogli di non prevedere spese che andassero oltre il periodo del commissariamento. Così non è stato.

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