Assunzioni senza concorso pubblico, padri che dovrebbero controllare l’operato dei figli, i lunghi tentacoli della politica su alcuni appalti e concessioni, dipendenti costretti a pagare sulla propria pelle lo scotto di scelte sbagliate, abusivi italiani e albanesi pronti a sottrarre corse ai tassisti (non sempre con le buone maniere), le falle nella security portuale, la perdita dei finanziamenti e dei traffici portuali, i bilanci in disavanzo di gestione e un degrado generale che meraviglia persino i più scafati. E’ proprio da quest’ultimo aspetto che parte la nostra lunga inchiesta sul Porto di Bari e sulla sua criticatissma gestione, sfociata il 4 ottobre scorso negli arresti eseguiti nell’ambito dell’operazione “Darsena”, che ha permesso di scoprire la bancarotta della cooperativa Multiservizi Portuali. Al vaglio degli inquirenti anche le concessioni demaniali e dei servizi, gli appalti e il business della gestione dei parcheggi.

Camminiamo in lungo e in largo, fermando chiunque non sia troppo spaventato per parlare con noi. Tra una chiacchiera e l’altra in molti rimpiangono i tempi della Bari Porto Mediterraneo, amministrata da Manlio Guadagnuolo, con una lunga serie riconoscimenti internazionali. La società di gestione dei terminal passeggeri e dei servizi pubblici del porto fu smantellata dal management dell’Autorità Portuale e dal suo presidente Francesco Palmiro Mariani. Persino la Corte dei Conti ha stabilito che, al contrario delle accuse mosse nei confronti dell’ex Presidente Tommaso Affinita, la Bari Porto Mediterraneo sia stata fin dalla sua istituzione una risorsa e non un costo o una fabbrica di privilegi. Sarà un viaggio in cui faremo nomi e in cui racconteremo circostanze sulle quali non è stata detta tutta la verità (quella contenuta nelle carte).

Un lavoro lungo alcune settimane, in cui abbiamo raccolto le testimonianze di quanti ancora non riescono a capacitarsi dello stato in cui si trova oggi il Porto, chiuso in sè stesso come in un limite invalicabile, specchio di una città che non riesce a fare il salto di qualità, imbrigliata spesso in una rete di clientele e scambi di favore. Cominciamo da alcune fotografie. Scatti che documentano, inequivocabilmente, l’abbandono diffuso, tanto del Terminal Crociere quanto della Stazione Marittima traghetti. Non parliamo di un semplice guasto o di pochi disservizi sporadici, ma di una situazione datata, che si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi lati oscuri. Piano terra della Stazione Marittima “San Vito”. L’odore nauseabondo non possiamo condividerlo, ma le immagini non mentono. La maggior parte degli orinatoi è inutilizzabile.

Sui due piani della struttura in cui transitano i passeggeri che salgono e scendono più volte al giorno dai traghetti da e per l’Albania, la Croazia, la Grecia o il Montenegro, la gran parte dei box un tempo occupati dalle agenzie marittime è inutilizzata: porte e insegne sono state divelte. In una delle immagini si vede una porta appoggiata al muro, fuori dai cardini. Con la sera cala il buio. Non è solo un dato di fatto. I faretti della copertura antistante l’ingresso della Stazione, sono quasi tutti fulminati. Buio pesto anche sul lato sinistro della struttura. Al primo piano il soffitto cade a pezzi. In tanti punti i pannelli della controsoffittatura hanno ceduto; altri sembrano pericolanti. La porta automatica, poi, è guasta. Nessuno sa più ormai da quanto tempo è in quello stato. Chiunque può entrare e uscire senza problemi e senza eccessivi controlli. La situazione non è tanto diversa al Terminal Crociere, biglietto da visita cittadino per le centinaia di migliaia di turisti che affollano lo scalo barese. Il numero dei passeggeri è cresciuto in passato in maniera esponenziale ed oggi è in pericolo per il venir meno dell’efficienza dei servizi. Bagni fuori uso tanto al primo piano quanto al piano terra, persino quello per i diversamente abili.

Le foto lasciano poco spazio alle interpretazioni. L’estate scorsa, proprio a causa dell’eccessivo affollamento, ci sono stati disagi e lamentele costanti. La cosa comincia a creare non pochi grattacapi anche alle Compagnie che hanno scelto Bari per far attraccare le proprie navi da crociera. Le condizioni di abbandono sono evidenti anche nel resto dell’area portuale. Uno degli esempi più lampanti è rappresentato da ciò che resta del cordolo di cemento nero e giallo che divide le due corsie di marcia della bretella principale, all’altezza della banchina “Massi”. Il degrado non è solo strutturale. Cartacce ovunque e controlli inadeguati. L’estate scorsa si sono registrate ben tre rapine all’interno dell’area portuale, ai danni delle agenzie marittime Portrans e P. Lorusso, e della Banca Popolare di Bari. Siamo solo all’inizio della nostra incursione nel Porto di Bari dove in tanti, troppi, hanno messo le mani nella marmellata, senza neppure preoccuparsi di cancellare le impronte lasciate ovunque, persino sui documenti.

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