“Ci dispiace signorina, ma non ci sono posti e quindi dovrà restare in piedi”. Non siamo nella sala d’attesa del medico della mutua, ma al teatro Petruzzelli. Sul palco sta per andare in scena il concerto di Raphael Gualazzi. A dire il vero a organizzare l’evento è la Camerata Musicale Barese. Sono loro che sbigliettano e che, quindi, regolano l’emissione dei biglietti da vendere.

«Eppure, il concerto Rphael Gualazzi, 15 euro di biglietto, me lo sono dovuto vedere in piedi», tuona una degli spettatori infuriati. Sì, perché sul loggione i posti non sono numerati, «Nonostante i miei due biglietti io li avessi comprati l’8 ottobre, la sera del concerto sono arrivata lassù in piccionaia, tutti avevano già preso posto e giù qualcuno, in piedi, affacciato al parapetto, aspettava l’inizio dello show».

«A quel punto ho chiesto aiuto alla sicurezza del teatro per capire se c’era modo di sedermi su quel posto che avevo regolarmente comprato. “Un attimo solo signorina”, ma la verità è che non ci sono più poltrone libere. Dovrebbero esserci 90 posti a sedere nel loggione, sono già tutti occupati e in più vengo a sapere che dovrebbero arrivare altre 16 persone. “Ci dispiace ma il concerto dovete guardarlo in piedi”».

«Guardandomi in giro  ho notato decine di posti liberi, tra la platea e le gallerie. “Che ne pensa di farci sedere in qualcuno di quei posti liberi?”  ho chiesto al personale della sicurezza. Il disagio, in fin dei conti, erano stati loro a causarlo quindi non era poi così assurdo chiedere a loro di trovare un rimedio». Assurdo forse no, inutile sì. «Ho domandato allora di poter parlare con qualcuno della Camerata, ma anche questo è stato vano. Non hanno saputo – o voluto, ma voglio essere ottimista- farmi parlare con nessuno».

Morale della favola: «Il concerto me lo sono visto in piedi, come un’imbucata, nonostante avessi speso 15 euro a biglietto, per due posti a sedere. Ci siamo messi laterali in piedi in modo tale che dietro di noi non ci fosse nessuno. Non credevo che anche al Teatro Petruzzelli si potesse finire in overbooking, soprattutto calcolando che i sold out sono da mesi solo un miraggio».

A questo punto però ci domandiamo, perché vendere più biglietti di quanti spettatori si possano ospitare? Sarebbe bastato dire che non c’è posto per prevenire il problema. Magari, pur di esserci, la signora si sarebbe comprata un biglietto da 50 euro e allora sì, che avrei avuto il mio posto a sedere. Se era veramente una tecnica di overbooking, utilizzata nella speranza che qualcuno, all’ultimo minuto, rinunciasse e i posti bastassero per tutti, perché poi non hanno riassegnato i posti rimasti liberi? «Se avessi voluto, con il tesserino da giornalista avrei potuto prendere i biglietti a costo zero. Io ho pagato quei posti su cui non ho potuto sedermi,  perché era e rimane la cosa più giusta da fare». Qual è invece la cosa più giusta che possa fare il teatro? È pur sempre il Petruzzelli.

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