È quanto accade in via Albanese, quasi all’angolo con via Capruzzi. Una normale giornata di lavoro o passeggio, svoltiamo l’angolo e l’opera compare sotto i nostri occhi. Un vero capolavoro di “scultura urbana” e arte di arrangiarsi allo stesso tempo. Due tombini lungo via Albanese sono rimasti scoperti, nonostante le ripetute segnalazioni all’Acquedotto Pugliese, e piuttosto che rimanere lì,  costituendo un potenziale pericolo, qualche anonimo cittadino coscienzioso (o artista urbano)  ha preferito ricorrere a un metodo artigianale che più artigianale non si può. Presa una sedia, l’ha alloggiata in uno dei due, per impedire che qualcuno ci caschi dentro

In attesa del responso di ingegneri, o magari di critici d’arte moderna, l’opera ha intanto già suscitato nel grande pubblico un misto di sguardi incuriositi, sorpresi o attoniti, mai indifferenti. Difficile infatti non far emergere un sottile velo di tristezza, dopo un sorrisetto o qualche secondo di stupore. Un misto di stati d’animo nel constatare come anche in una città grande e cosmopolita come Bari, si sia a volte costretti a riesumare metodi che ci limitiamo a definire “rustici”.

Abbiamo provato a contattare l’Acquedotto Pugliese ma nessuno risponde, circostanza che evidentemente ha fatto sentire giustificati i residenti della zona a provvedere in maniera autonoma. Se è vero che nella necessità ci si ingegna, non è difficile comprendere come gli italiani (e noi baresi nel nostro piccolo) abbiamo acquisito fama di popolo furbo e geniale allo stesso tempo, soprattutto in quella piccola quotidianità in cui spesso le istituzioni preposte fanno sentire solo la loro ingombrante assenza.

 

17 aprile 2013

Giorgio Scapparone Suma

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