I dubbi sollevati dalla multinazionale nipponica sono dovuti al calo dei ricavi registrato nel 2012 (-65 milioni). «La produzione assicurata dall’Italia – scrivono i tecnici di Bridgestone – è prevalentemente quella meno competitiva».

A Bari, negli ultimi 10 anni, per la produzione sono stati messi sul piatto 155 milioni (85 negli ultimi cinque).  Nel 2012 la quota è stata di 8,2 milioni. Per quanto riguarda le previsioni, Bridgestone non ha dubbi: il mercato subirà una riduzione strutturale di circa 17 milioni di unità. Si stima di recuperare i livelli di vendita del 2011 (anno in cui gli utili dell’azienda in Italia ammontavano a 6,6 milioni) non prima del 2020.

«Siamo tutti di fronte ad una sfida ardua – spiega Federico Pirro, componente della Task Force regionale per l’occupazione – alla luce delle analisi e delle previsioni di mercato che ci vengono presentate dalla Bridgestone. Sarà possibile salvare l’impianto di Bari? Amplierei l’analisi e le proposte a tutte le strutture facenti capo alla società, ovvero anche alla divisione commerciale di Agrate Brianza, ove lavorano 150 addetti. Bisognerebbe infatti discutere di tutti i costi delle strutture societarie e non solo di quelle dell’impianto di Bari che sarebbe riconvertibile».

18 marzo 2013

Vito Pacillo

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