L’assemblea di oggi pomeriggio servirà agli studenti anche per capire che tipo di iniziativa intraprendere domani, in occasione della Giornata internazionale dello studente. Il 17 novembre si ricordano, infatti, tre date storiche: l’uccisione di nove studenti e dei loro insegnanti da parte degli occupanti Nazisti nel 1939; nel 1973 l’abbattimento del Politecnico di Atene per reprimere la rivolta studentesca contro la dittatura dei colonnelli; infine, la rivoluzione di velluto contro il regime in Cecoslovacchia iniziata nel 1989, in occasione  proprio della ricorrenza dei fatti del ’39. «Ma non vogliamo che questa data si riduca a una rievocazione storica –  spiega Arianna Petrosino – dobbiamo declinarla sui problemi attuali che riguardano il mondo della scuola».

La scuola, schiacciata tra il ddl Aprea e le “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali” che minacciano pari opportunità e diritto di rappresentanza degli studenti, riscopre così la voglia di partecipazione. La protesta degli studenti baresi  si è estesa anche alla provincia:

«Abbiamo organizzato diverse assemblee in piazza – afferma Francesca Picci , coordinatrice provinciale dell’Uds, – coinvolgendo anche le scuole della provincia come il De Viti De Marco e il Cartesio di Triggiano. Ma al momento non abbiamo intenzione di fare occupazione negli istituti».

«L’occupazione è la nostra ultima arma – dichiara Arianna Petrosino –  per il momento sono bastate le assemblee per ritrovare la voglia di discutere insieme dei problemi della scuola».

La mobilitazione, tuttavia, non sembra coinvolgere il mondo universitario:

«È vero, nelle università non c’è quel clima caldo che si respira nelle scuole superiori – dichiara Alessandro Castellano di Link Bari – questo accade perché ora, con il ddl Aprea, sta succedendo a loro quello che hanno combinato a noi con la riforma Gelmini».

«Per cercare di sensibilizzare gli studenti universitari sulla protesta abbiamo organizzato per stasera un evento in Scienze politiche – racconta Gianmatteo Vulcano di Link Bari – ma dobbiamo constatare che nelle facoltà la mobilitazione è pressoché nulla. Gli studenti universitari sono coinvolti solo quando la situazione si aggrava».

16 novembre 2012

Erica Introna

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