È stato così riconosciuto il nesso causale tra le fibre d’amianto rilasciate nell’aria per decenni dalla Fibronit e il tumore che uccise Maggio, sei anni fa. Questa condanna segue quella del 2009, sempre in Cassazione, quando venne riconosciuto l’omicidio colposo per la morte di altri 12 operai di Bari.

Una sentenza questa, definita “importantissima” da Nicola Brescia, presidente del Comitato cittadino Fibronit, “perchè  conferma come i dirigenti sapevano benissimo della pericolosità dell’impianto. Basta leggersi le carte processuali per capire come fosse impossibile non sapere”.

“La fabbrica della morte”, così ribattezzata dopo la sua chiusura, non ha portato al decesso solo i dipendenti. Di amianto sono morti anche alcuni abitanti dei rioni Japigia, Madonella e San Pasquale. La vittima più giovane aveva solo 35anni e viveva proprio a ridosso della Fibronit.

Al posto dell’azienda dovrebbe sorgere un parco, dopo aver completato le operazioni di bonifica.

20 aprile 2012 – Elena Defilippis

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