Sui 5.325.000 rapporti lavorativi attivati nel primo semestre 2011 a livello nazionale, infatti, quelli stabili e continuativi sono stati solo il 19%, mentre il 67% è stato formalizzato a tempo determinato, l’8,6% come collaborazione e il 3% come apprendistato.

In Puglia, tuttavia, la realtà appare ancor più drammatica. I contratti a termine, sul complessivo di quelli in essere e non solo di quelli attivati, raggiungono il 19%. Numeri che valgono il penultimo posto nazionale, meglio solo della Calabria, dove i contratti a termine sono il 20,8% del totale.

“La situazione è estremamente delicata – incalza Pugliese -. Un lavoratore, dopo aver raggiunto la naturale scadenza del contratto a tempo determinato, inizia una ricerca estenuante e spesso vana di una nuova occupazione. Il lavoro dipendente è sempre più rarefatto e spesso i lavoratori, pur con tante esperienze lavorative all’attivo, non riescono a conseguire i requisiti utili per ottenere un trattamento di disoccupazione e quindi di sostegno al reddito per sé e per il proprio nucleo familiare. In assenza di una riforma vera e compiuta del mercato del lavoro che garantisca, oltre al sostegno al reddito, politiche formative ed un sistema efficiente ed efficace d’incrocio tra offerta e domanda di lavoro, le difficoltà attuali si tradurranno, entro brevissimo tempo, in un dramma sociale dalla portata inimmaginabile”.

(Comunicato dell’Ufficio Stampa UIL)

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