Alla “Carlo Levi”, infatti, bidelli e studenti sono in un rapporto di uno a 100: di qui l’invito, indirizzato ai dirigenti della scuola da parte del consigliere regionale dell’Udc, Peppino Longo, ad «attivarsi, inventarsi qualsiasi cosa, sacrificare il sacrificabile».

«Questa incredibile ordinanza – ha aggiunto – è degna più di un suburbio del quarto mondo piuttosto che di una nazione presente da decenni nel consesso del G8, e che si vanta di spendere miliardi di euro per esportare democrazia e civiltà nei luoghi più arretrati del pianeta».

Ma le conseguenze dei tagli che da circa due anni stanno funestando le scuole e le università pugliesi (e di tutta Italia) sono evidenti anche nell’accorpamento di circa 200 istituti con un numero di studenti inferiore a 400, nella mancanza di banchi, sedie, condizionatori e aule nelle scuole sovraffollate, e nell’enorme dislivello tra i potenziali insegnanti iscritti in graduatoria (24mila) e le supplenze disponibili (1.500).

All’istituto comprensivo “San Paolo 3”, ma anche al tecnico “Marconi”, per alcuni studenti diversamente abili la scuola è iniziata senza che accanto a loro vi fossero gli insegnanti di sostegno, o meglio, senza che ve ne fossero a sufficienza. «L’integrazione dovrebbe cominciare nel primo giorno di scuola. E invece per i disabili non ci sono i professori», ha detto la coordinatrice degli insegnanti di sostegno del “Marconi”, Anna Vergine. La situazione dovrebbe, però, migliorare già a partire da oggi, con le nomine degli insegnanti per le scuole superiori.

A fronte di tutti questi disservizi, studenti, precari e insegnanti pugliesi e di tutta Italia scenderanno in piazza il prossimo 7 ottobre per manifestare contro la politica di contenimento dei costi legati all’istruzione, promossa dal ministro Gelmini.

Alessandra Morgese

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