I baresi hanno voltato le spalle, il ticket gratis è di tradizione tanto quanto la visita annuale alla Campionaria, e poi l’aumento del prezzo ha fatto il resto. Per correre ai ripari, per tre giorni è stato possibile entrare gratis. Non è bastato.

Il calo dei visitatori dipende da una molteplicità di fattori. Malgrado la folla sul finale sempre meno persone, soprattutto giovani, sono attirate dall’evento barese, un tempo orgoglio mondiale che faceva addirittura fermare le trasmissioni tv per celebrare la tradizione.

La Fiera è simbolo di commercio, l’oggetto introvabile, l’elettrodomestico di ultima generazione era una volta appannaggio esclusivo degli espositori fieristici. Un tempo. Il commercio online, E-bay, Amazon e una miriade di altre possibilità di acquisto sul web hanno fiaccato negli anni l’entusiasmo dei vecchi acquirenti. La Fiera del Levante non può più raggiungere i primati e i fasti degli anni che furono. Non appare più come una finestra sul mondo.

Il presidente Viesti afferma che è ora di cambiar pagina, e ipotizza una “Fiera del Mediterraneo” che catturi le ultime generazioni attraverso la promozione della creatività dei giovani e al mondo dell’imprenditoria. Sarà una sfida, urge la necessità di fermare il vecchio corso che ormai si replica all’infinito ai danni del numero degli interessati e di aprirne uno nuovo.

Immancabili le parole di Nichi Vendola che, novello Tommaso Campanello, auspica una “Città del Sole” che rinnovi la Fiera del Levante:

«Da Milano a Shangai le fiere si sono rinnovate, noi invece viviamo prigionieri di una cittadella che non è adeguata a funzionare come sistema fieristico. Noi in questi spazi vogliamo creare una nuova cittadella con attività programmate per 365 giorni l’anno».

Giuseppe Del Buono

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