A rendere precaria la posizione di Laudati ci sono gli atti della Procura di Napoli, messi ieri a disposizione dei colleghi salentini. In un’intercettazione di Tarantini, risalente al 5 luglio scorso, si può sentire l’imprenditore dire a Lavitola:

«Quello a Nicola gli ha messo l’ansia…ha detto che è catastrofica…che il suo ruolo è fallito…perché lui era convinto, ti ricordi, di archiviarla».

Secondo i pm di Napoli, “Quello” sarebbe proprio Laudati,  che avrebbe cercato di favorire Tarantini, tentando di archiviare il fascicolo. Nel corso della stessa conversazione,  il “Reuccio” della sanità barese, parlando sempre con Lavitola dichiara:

«L’ha fatto apposta Laudati questo, perché, si sono messi d’accordo, nel momento in cui riaprono l’indagine e non mandano l’avviso di conclusione, non escono pubbl… non diventano pubbliche le intercettazioni».

Tirando le somme, secondo la Procura partenopea, Laudati avrebbe chiesto al legale di Tarantini, Nicola Quaranta, di patteggiare la pena del loro assistito per evitare di precipitare la posizione di Berlusconi.

Ora il fascicolo su Laudati è sul tavolo del procuratore capo di Lecce Cataldo Motta e del procuratore aggiunto Antonio De Donno. Intanto, ieri è stato ascoltato a Palazzo dei Marescialli, sede del CSM, Pino Scelsi. l’ex titolare dell’inchiesta barese su tarantini ha dichiarato di essere stato oggetto di indagini illegittime da parte del suo ex capo al solo scopo di intimidirlo, dal momento che, l’unica procura autorizzata a indagare sui fatti che coinvolgono i magistrati della corte d’appello di Bari, è proprio quella di Lecce.

Pasquale Amoruso

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