“Alle tante azioni giudiziarie della Fc Bari nei nostri confronti non è ancora seguita nessuna sentenza della magistratura”. A parlare, per la prima volta, è Maria Magaletti, moglie di Pasquale Ciccarelli, l’ormai ex custode ed ex giardiniere dello stadio San Nicola, finito nel mirino e licenziato dal presidente della Fc Bari Cosmo Giancaspro. La vicenda tiene banco da mesi, sia fuori che dentro l’astronave di Renzo Piano.

“Abbiamo provato più volte ad incontrare il presidente Giancaspro, per chiedere spiegazioni e trovare un accordo, ma non ci è mai stato permesso”, continua la donna. Tutto sarebbe iniziato proprio nel momento in cui Ciccarelli ha smesso di essere il custode dell’impianto. Secondo quanto abbiamo appreso, all’ex custode sarebbe stato promesso che nulla sarebbe cambiato accettando di firmare un contratto da giardiniere. Le cose, però, sono andate diversamente. “I vigilanti che sono stati messi al posto di Pasquale – continua Maria – stavano attenti a scrivere quando entravamo, quando uscivamo, tutto quello che facevamo”.

Qualcuno dello staff del presidente Giancaspro ha deciso di vuotare il sacco e raccontare ciò che Pasquale ha dovuto subire. I ben informati raccontano di un comunicazione verbale fatta all’ex custode, con la quale gli veniva intimato di non poter più circolare nell’impianto dopo le 3 del pomeriggio, ovvero una volta esaurite le 6 ore e 40. Anche il suo lavoro di giardiniere sarebbe stato intralciato, per esempio facendogli mancare la benzina per la falciatrice in svariate occasioni, ponendolo nelle condizioni di doversi mettere in macchina e andarla a prendere con una tanica di fortuna, oppure non riparando per tempo il tosaerba quando si rompeva, dicendogli di provvedere all’estirpazione manuale delle erbacce, sia per il campo di gioco che per l’antistadio, nonostante i suoi 60 anni. Pe molti un eccessivo accanimento.

Anche la famiglia ha risentito della situazione: “Mio marito si sta ammalando per il trattamento che ha ricevuto, dopo aver dedicato la sua vita alla squadra per uno stipendio base di mille euro – dice rammaricata Maria -. Siamo stati tutti privati della possibilità di entrare ed uscire liberamente dal cancello sello stadio, causandoci particolari disagi, soprattutto legati alla sicurezza. Abbiamo anche chiamato Polizia Locale e Carabinieri, ma non hanno potuto fare niente. La concessione è la sua e Giancaspro può decidere chi far parcheggiare dentro e chi no”.

“La situazione adesso è questa, per lui noi siamo abusivi e ci ha intimato di andare via. Anche noi vogliamo andarcene a questo punto – tuona la donna -, ma deve anche metterci nelle condizioni di farlo. Giancaspro non paga lo stipendio a Pasquale da due mesi, non gli ha dato la liquidazione e licenziandolo gli ha tolto la busta paga, l’unico strumento che ci avrebbe permesso di poter trovare una casa in affitto”.

“Noi non abbiamo mai espresso il desiderio di rimanere in quella casa a vita e lo abbiamo anche detto. Prima del licenziamento – aggiunge Maria – siamo andati a parlare e abbiamo chiesto l’anticipo sulla liquidazione per lasciare la casa, quanto maturato finora, con la sola condizione che Pasquale continuasse a lavorare. Non abbiamo avuto nessuna risposta. Il giorno dopo è arrivata la lettera di licenziamento”.

“Ci vuole cacciare, ma paradossalmente Giancaspro ci ha reso ostaggi di questa situazione. Mio figlio ha un contratto a progetto – spiega – a mia figlia scade il contratto a novembre, Pasquale è senza busta paga. Alla sua età, nessuno ci darebbe una casa in affitto, casa che noi abbiamo anche trovato tre mesi fa. Senza contare poi, che si sta facendo la lotta contro Pasquale, senza contare che in quell’immobile risiedono altre tre persone e che la residenza ce l’ha data il Comune di Bari. Non siamo abusivi voglio sottolinearlo”.

“Il presidente Giancaspro dice che la casa non è agibile, ma come può essere possibile? – si chiede maria – com’è possibile che il Sindaco di Bari Decaro e l’intera Amministrazione non intervengano su questa assurda vicenda? Questa situazione ci sta mortificando oltremodo. Siamo brava gente, ciò che abbiamo ce lo siamo sempre sudato fino all’ultimo centesimo. Vogliamo andare via, ma ci devono essere garantite le condizioni necessarie”.

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1 COMMENTO

  1. Difficile capire dall’esterno una vicenda triste ed estenuante (per chi la vive). Ho avuto modo di conoscere Pasquale fuori dell’ambiente sportivo e, per quello che posso dire, mi è parso una persona buona ed onesta. La sua umiltà, sincera e spontanea, fa sì che venga naturale solidarizzare con lui e, se ne si ha il privilegio, aiutarlo per la bisogna. A me è capitato, e sono felice di averlo fatto. Non conosco i fatti, ma per cultura personale tifo sempre per il più debole.

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