Nessuno vuole generalizzare, sia chiaro. Baresi “normali” ce ne sono. Certo, sugli spalti del San Nicola e su quelli degli altri stadi d’Italia dove giocano i galletti non sono mai abbastanza. Il calcio è così. Una volta ne fai quattro, l’altra volta il poker te lo servono alla prima mano. Ciò che in campo non si può fare, però, è bleffare. Il panno è verde per entrambe le discipline, ma i due giochi sono completamente diversi. A calcio se il punto non lo fai non te lo puoi inventare.

E oggi il Bari ha deciso di non scendere in campo, mandando di traverso il pranzo anche a quelli che il sale ce l’hanno anche in zucca oltre che nel sugo delle brasciole. A sentire i nostalgici del calcioscommesse “Si sono venduti la partita”. Ma fammi il piacere, soprattutto perché sei lo stesso che dopo la vittoria contro la prima in classifica hai scritto: “Unidici eroi, adesso vogliamo la A”. Ma che razza di sostanza ti fumi, bipolare psicopatico che non sei altro. Il problema vero è che sono in tanti ad avere bisogno di uno bravo. Non allenatore, ma psichiatra.

C’è pure chi una settimana fa era convinto che “Colonatuono è il migliore allenatore della serie B”, mentre oggi “Colantuono non potrebbe allenare neppure il Lecce”, tanto per “dispreggiare” gli eterni rivali. Una camomilla, ecco cosa dedi bere. Rilassati e stai sereno, perché da che mondo e mondo questo è il Bari. Una squadra incompiuta per definizione, mai matura indipendentemente dall’età media di chi scende in campo. Putroppo, mio caro tifoso psicopatico, hai un’attenuante. Il tuo comportamento è condizionato da una squadra capace di battere di misura la prima in classifica e la settimana dopo farsi umiliare dall’ultima. “Vengo al di la del risultato. c’ero, ci sono e ci sarò”.

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