Non sempre avere un lavoro di questi tempi rappresenta una fortuna. Ne sa qualcosa la signora Rita: lei di momenti duri ne ha passati tanti mentre era dipendente del Provveditorato degli Studi a Bari. Sarà la magistratura a decidere sul caso ma intanto Rita ha voluto raccontare la sua storia ai nostri microfoni.

“Ogni giorno era una tortura – spiega Rita – andavo in ufficio, avevo la mia stanza ma non facevo nulla dalle 8 della mattina alle 4 del pomeriggio. Portavo delle riviste, stavo su Facebook, insomma cercavo di far passare il tempo”. Perché tutto questo? Rita non riesce ancora a spiegarselo: “Non ho fatto nulla, ma da quando sono arrivato in quel maledetto ufficio ho sentito subito un’atmosfera negativa”.

I tentativi di cambiare quella situazione sono stati inutili: “Ho spesso sollecitato i miei capi, ma loro non hanno fatto nulla. I colleghi invece mi salutavano appena. Bisogna denunciare subito alle autorità componenti, anche se può risultare molto difficile”.

“Il fenomeno del mobbing, ovvero del demansionamento professionale è davvero molto diffuso – spiega Leopoldo Di Nanna dell’associazione Forza dei Consumatori – Denunciare è fondamentale, bisogna superare il muro dell’omertà che è il punto di forza del datore del lavoro. In Italia ci sono più di 1milione e mezzo di casi ma quelli che denunciano sono pochi”.

“Il 13% dei suicidi deriva dal mobbing che è una emarginazione morale che le persone più fragili non riescono a reggere. I danni procurati sono molto elevati e si riflettono anche sulla vita privata e familiare. Purtroppo – conclude Di Nanna –  il 70% dei casi di mobbing avvengono nel settore pubblico. C’è chi vuole dimostrare la propria superiorità a discapito dei propri subalterni”.

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