Mettere in contatto la richiesta di un bisogno con la voglia di regalare ciò che non si usa più. È la misisone dei gruppi dono su facebook, in alcuni casi numerosissimi, spesso in grado di arrivare dove le istituzioni arrancano. Esiste Te lo regalo se vieni a prenderlo BITONTO, Te lo regalo Bari Puglia – se vieni a prenderlo, Se ti piace, te lo regalo (Molfetta e dintorni). L’elenco è lungo e riguarda decine di città pugliesi e italiane.

Alcuni giorni fa ci è capitato di imbatterci nella storia di Marina, una mamma del quartiere San Paolo di Bari diperata per le condizioni economiche della sua famiglia, sul filo perenne della precarietà. A quel punto è scattata la gara di solidarietà e l’utente di uno di questi gruppi facebook ha postato il video con l’appello in lacrime di Marina. Sono arrivati indumenti e beni di prima necessità, ma soprattutto siamo riusciti a fare la conoscenza di tante mamme capaci di una generosità impareggiabile, con regole precise e nessuna corsia preferenziale, perché tutti possono avere bisogno, forse anche più di quanto si possa immaginare.

In meno di due mesi 4.500 iscritti. Non solo numeri, ma persone con storie incredibili, compresa quella di chi ha deciso di dedicarsi a quest’opera meritoria. Dalla necessità di un aiuto ricevuto per mano di un’estranea, parte il desiderio di mettersi al servizio degli altri. Nessun nome, perché chi fa del bene deve essere ringraziato solo da chi lo ha ricevuto. Parte così il gruppo facebook “Da mamma a mamma Bari e provincia”.

Due doni a settimana, nessuna rischiesta in privato, un appello asettico con la propria necessità oppure la disponibilità a ricevere il dono sotto il post di chi annuncia di avere qualcosa da dare. Chi chiede e chi offre s’incontrano e il dono è fatto, ma se chi ha bisogno non può spostarsi, si organizzano catene per arrivare a destinazione. Aspiraolveri, indumenti, omogeneizzati, pannolini, assi e ferri da stiro, persino cucine o l’arredo per una camera da letto. La generosità è totale. Del resto, perché non donare qualcosa che altrimenti verrebbe buttata? Non solo mamme, tra gli iscritti ci sono zii, nonni, papà. Una grande famiglia solidale. Il gruppo s’ingrandisce attraverso il passaparola inarrestabile, che ha fatto diventare l’idea di mettersi al servizio degli altri in un impegno costante, comunque lontano dal clamore.

Regole e un certo rigore nella gestione per evitare di interrompere la catena di solidarietà e aiutare quante più persone possibili, soprattutto mamme, ci viene raccontato, perché difficilmente una mamma può volere il male di un’altra mamma o non farsi in quattro per i propri figli, anche quando si tratta di una ragazza di 16 anni. Qualcuno transita e fugge, in tanti continuano a frequentare il gruppo anche dopo essere stati aiutati. Non è raro possa nascere anche un’amicizia. Lunga vita a chi decide di fare del bene a quanti non trovano il coraggio di metterci la faccia. A voi dedichiamo oggi la nostra copertina.

 

 

 

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