Sciverò controcorrente, come spesso facciamo sul Quotidiano Italiano. Il tema del lavoro è uno di quelli che ci sta più a cuore. Le vicende Telenorba, FlipCall-Comdata, Bosch o Getrag, solo per citarne alcune, ne sono la prova. Chi ci segue sa bene che difficilmente prendiamo le parti dell’imprenditore, ma nella faccenda dello sciopero di due giorni all’Ipersimply del centro commerciale Bariblu di Triggiano, i conti non tornano. E quando diciamo che i conti non tornano, ci riferiamo al significato letterale dell’espressione.

Una prima avvisaglia di sciopero c’era già stata quando l’azienda, la Iperblu che fa capo al gruppo Apulia Distribuzione, non aveva avvisato di voler pagare in ritardo la quattordicesima. Ammesso l’errore, Iperblu e sindacati si sono incontrati il 28 luglio e tutto sembrava potersi risolvere avviando una trattativa. Il 4 agosto scorso, poi, l’azienda aveva mandato la benedetta comunicazione, dicendo che sarebbe stato pagato il 70 per cento degli stipendi e che il restante 30 per cento, sarebbe stato accreditato quanto prima, comunque entro la fine del mese.

La maggior parte dei dipendenti lavora 24 ore settimanali, con una busta paga netta di 1.000 euro. Proprio così, il sogno di tanti lavoratori, che pur faticando 45-50 ore a settimana quella cifra se la sognano. Iperblu non ha mai detto ufficialmente che avrebbe voluto chiudere o che non avrebbe pagato gli stipendi. Ha chiesto tregua perché soldi non ce ne sono, comunque assicurando il 70 per cento dello stipendio e il pagamento dell’addizionale irpef, con la certezza che il restante 30 per cento sarebbe stato pagato appena possibile, comunque entro la fine del mese di agosto.

I conti non tornano, dicevamo. Seicentomila euro persi nel 2016 e 300mila nei primi mesi del 2017. Quasi un milione di euro, che il socio unico, Apulia Distribuzione, ha finora ricapitalizzato. Si tratta pur sempre di un imprenditore, non di un mecenate e allora sono stati chiesti alcuni ritocchi contrattuali in deroga per riuscire a recuperare uno o due punti percentuali al massimo sul costo del lavoro, che adesso si attesta al 19 per cento.

A nostro avviso, se se il socio unico di Iperblu non fosse stato originario di Triggiano e Apulia Distribuzione non fosse azienda leader nel settore, probabilmente Ipersimply del centro commerciale avrebbe già chiuso. L’azienda giudica incomprensibile lo sciopero, soprattutto perché arriva nei giorni caldi in cui gli incassi avrebbero potuto dare un po’ di respiro e consentire il pagamente immediato della parte restante dello stipendio. Il problema vero è che quell’ipermercato non decolla e non è mai decollato, neppure ai tempi di Iperstanda e Auchan. Nella gestione del lavoro, ereditata da Iperblu nuda e cruda nel passaggio da Auchan, ci sono dei punti deboli, a cominicare dal turno di lavoro, in realta una staffetta fra tre persone con contratti part time da massimo tre ore al giorno.

Adesso bisognerebbe capire se la reale volontà sia quella di trovare la strada del rilancio o percorrere quella dello scontro. Tricenter, la proprietà dell’immobile; Apulia Distribuzione e Iperblu, sindacati e lavoratori, sono disposti ad evitare la chiusura? Per quanto ci risulta, le parti si erano date appuntamento il 18 settembre, nel tentativo di risolvere la questione, anche perché se non si interviene in qualche modo, il problema della mancanza di liquidità continuerà fino a quando, essendo un imprenditore e non un mecenate, il socio non deciderà di abbassare la saracinesca.

In chiusura una precisazione, che lascerà più di qualcuno sgomento. La nostra fonte, in questo caso, è sindacale, non aziendale. Evidentemente qualcuno che in cuor suo è convinto si stia eccessivamente tirando la corda, soprattutto per il fallimentare passato di quell’ipermercato. Una situazione davvero complessa, in cui la verità potrebbe stare nel mezzo, non solo per modo di dire. Ai sindacati l’appello a interessarsi con lo stesso livore alle condizioni disumane dei lavoratori del settore, sfruttati fino al midollo. Un’altra storia rispetto al trattamento dei lavoratori di quell’Ipersimply. Una domanda, però, la vorremmo fare: a chi giova questo sciopero? A nostro avviso a nessuno.

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3 COMMENTI

  1. Lavoro in un supermercato 50 ore a settimana per meno di mille euro al mese, ho solo due settimane di ferie all’anno e i pir non esistono. Passare del tempo con la propria famiglia è quasi impossibile con questi ritmi. Sono dalla parte dei lavoratori perché è giusto far valere i propri diritti quando questi vengono calpestati. Io,purtroppo, devo adattarmi a questa situazione pur di lavorare perché sono solo una goccia in mezzo al mare.

  2. Signor Loconte, perché non fà un articolo sui dipendenti che lavorano e percepiscono salari da miseria per scuotere l’opinione pubblica a dire basta a tutti i soprusi? Le consiglierei di informarsi sull’esistenza del Contratto Collettivo Nazionale …così da capire che i dipendenti non stanno rubando a nessuno, ma lo stanno solo attuando!!!..e non stiamo parlando di cifre esorbitanti, tranne se lei vive da nababbo con 1000 euro! Da bravo giornalista dovrebbe evidenziare i problemi di chi lavora e viene sfruttato, incitandolo ad ottenere quello che spetta di legge…le assicuro che il suo numero di seguaci aumenterebbe in maniera esponenziale!!! Cordiali saluti

  3. Non cerco seguaci ed evidentemente ci legge poco. Lo facesse più spesso si accorgerebbe che quello dello sfruttamento, ad ogni livello, è un tema che trattiamo molto.

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