Un trasferimento negato perché un’altra professoressa ha la priorità grazie alla legge 104 pur lavorando già nel comune dove risiede il parente in difficoltà. Succede a Bitonto, dove una docente è pronta a dar battaglia e ha immediatamente presentato ricorso.

Entrambe le professoresse protagoniste di questa storia hanno presentato domanda per trasferirsi in un’altra scuola dello stesso grado: la domanda della prima, però, nonostante un punteggio superiore (127 contro 102), viene respinta e il trasferimento attribuito alla seconda docente grazie all’applicazione della legge 104, che disciplina l’assistenza e i diritti delle persone disabili e dei loro stretti familiari.

Tutto corretto. Il contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulla mobilità del personale docente per l’anno scolastico 2017/18, infatti, prevede che “venga riconosciuta, in base all’articolo 33 commi 5 e 7 della legge 104/92 la precedenza, limitatamente ai trasferimenti nella stessa provincia, al solo figlio individuato come referente unico che presta assistenza al genitore”.

Ma da qui parte la protesta della docente che ha visto, a suo dire, lesi i propri diritti. Nel ricorso presentato il 5 luglio, infatti viene precisato che “la sede di servizio di titolarità in cui è ubicata la collega che ha chiesto il trasferimento è già idonea a soddisfare le esigenze per cui la legge prevede la precedenza stessa”. In sostanza non si discute la legge 104 ma la sua applicazione nel caso di un trasferimento nello stessa paese.

L’inghippo sarebbe nello stesso contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulla mobilità: l’anno scorso era specificato che era impossibile usufruire della Legge 104 in caso di trasferimento all’interno dello stesso Comune. Quest’anno, invece, non viene citato questo piccolo, ma importante particolare.

Può quindi la docente usufruire dei benefici della legge 104 pur chiedendo un trasferimento all’interno di uno stesso territorio comunale? Oppure dovrebbe partecipare alla mobilità ma con il solo punteggio che le compete? A queste domande cercherà di dare risposta L’Ufficio Scolastico Regionale pugliese che si esprimerà sul ricorso.

“È incontestabile – scrive la professoressa nel suo ricorso all’Usp – che sia assolutamente degna di tutela la necessità di avvicinamento per favorire la conciliazione tra esigenze lavorative e quella per la cura di un parente disabile. Ma è altrettanto chiaro che l’abuso di tale strumento può comportare ingiustificate lesioni del diritto di altri”.

“Se la ratio della legge è improntata al principio che le esigenze di assistenza e di tutela del disabile devono prevalere sempre – è scritto sempre nel ricorso – perché nel momento in cui questa esigenza è già soddisfatta deve ora risultare discriminante e lesiva nei confronti di altri?”

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