Giuseppe Boccuzzi, segretario generale della Cisl di Bari, affonda il coltello nella piaga aperta in questo G7 di strass, imbarazzi e lustrini, in cui la cosa principale sono sembrati ciuffi ribelli, gite e banchetti in una città inservibile.

Una città che, forse, trarrà benefici per questi giorni di caos, ma a quanto pare anche di idee. Una vetrina internazionale contro cui in tanti sperano non si debba andare a sbattere quando tutto questo rumore tornerà ad essere silenziosa quotidianità.

“Clamoroso – scrive Boccuzzi in un post sulla sua pagina facebook, postando il documento dei ministri dell’Economia – mentre l’Organizzazione internazionale del lavoro ci dice che nel mondo ci sono oltre 200 milioni di disoccupati, nei 19 punti del documento redatto a Bari dal G7, la parola lavoro compare una sola volta”. Non solo. “L’unica volta che compare la parola lavoro, per giunta – continua Boccuzzi – è in modo indiretto quando si dice che una flessibilità delle politiche fiscali potrebbe sostenere la crescita e la creazione di lavoro”.

E poi l’esclamazione finale: “Hanno scoperto l’acqua calda”. Proprio così, persino uno studente di economia politica in erba conosce bene gli effetti prodotti dalla flessibilità delle politiche fiscali. La doverosa considerazione porta Boccuzzi a porsi una domanda: “Tutto questo impegno istituzionale a cosa è servito?”. Nessuno può dirlo ancora, mentre la povera gente senza lavoro puzza ancora di fame. Una società senza lavoro è destinata a soccombere, ma almeno ministri e banchieri se ne sono andati da Bari con tanti bei ricordi e un sacco di orecchiette.

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