Da qualche tempo non rispondo più alle telefonate con numero riservato. Nella maggior parte dei casi si tratta di mitomani, interlocutori senza attributi o gente che non può provare presunte accuse di qualunque tipo.

Oggi, alle 18.27, ricevo l’ennesima telefonata anonima, ma sono alla guida e non me ne rendo conto e rispondo. All’altro capo del telefono qualcuno si identifica come guardia giurata e parte con la minaccia: “Loconte, se alle guardie giurate che sono nel video che hai pubblicato succede qualcosa, ti riterrò responsabile e ti verrò a prendere”.

Nonostante l’invito a identificarsi, la minaccia è rimasta anonima. Vorrei sapere se lo stesso presunto collega dei vigilanti di viale Salandra, ha chiamato, minacciandoli, anche i direttori delle altre testate giornalistiche che hanno pubblicato foto o video dei rilievi successivi all’assalto e alla sparatoria, lo ricordiamo, avvenuta intorno alle 14, in una strada trafficata e a due passi da una scuola.

Probabilmente, la guardia giurata è una di quelle che in passato abbiamo aiutato durante uno dei tanti scioperi o per qualche questione personale o, magari, con la quale abbiamo solidarizzato per il miglioramento delle condizioni di lavoro di tutta la categoria.

Alla guardia giurata, ricordiamo, che siamo stati i primi, e per lungo tempo anche gli unici, ad aver raccontato della presenza di un ferito durante la sparatoria, scrivendone il nome e la presunta affiliazione al clan. In modi diversi, quindi, siamo in pericolo esattamente come le guardie giurate che coraggiosamente hanno risposto al fuoco dei banditi.

A differenza loro, però, i nostri articoli sono firmati e le nostre facce sono riconoscibili tanto che un “coglione qualunque” si è sentito in diritto di telefonare al mio numero personale per minacciarmi manco fosse un mafioso. È proprio vero che viviamo in una città dove si fa fatica a capire da chi devi difenderti.

Confidiamo nel lavoro degli investigatori, sottolineiamo il coraggio quotidiano dei vigilanti, ma rivendichiamo, come sempre a gran voce, il diritto di raccontare ciò che accade nella “nostra” città.

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